parole travisate

Referendum giustizia, Di Matteo: "Nordio strumentalizza, io contrario a questa riforma"

Il magistrato ed ex pm antimafia di Palermo replica alle parole del Guardasigilli: "Rischio di un sempre più stringente controllo politico sul Csm e sull'intera magistratura". Insorgono anche opposizione e Anm

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"A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull'intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino". Lo afferma il magistrato ed ex pm antimafia di Palermo, Nino Di Matteo, replicando così al ministro Carlo Nordio che lo aveva chiamato in causa.

"Il sistema paramafioso del Csm" - Il Guardasiglli Carlo Nordio,  in un’intervista a Il Mattino di Padova, ha criticato i membri togati del Csm sostenendo che le correnti della magistratura avrebbe creato "un sistema paramafioso". Nordio ha detto che nel Csm tra le correnti della magistratura c'è "una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare". "I magistrati iscritti all'Anm sono il 97% - ha precisato - una percentuale bulgara. Perché se non ti iscrivi non fai carriera. E quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un 'padrino' è finito, morto". "Il sorteggio - ha aggiunto - rompe questo meccanismo 'paramafioso', questo verminaio correntizio", "un mercato delle vacche". 

Indignazione di opposizione e Anm - Immediate sono arrivate le critiche delle opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni fino a Carlo Calenda. Due le accuse: quella di essere "un irresponsabile" per aver portato il confronto sul referendum a livello di scontro istituzionale, e quella di offendere i magistrati, molti dei quali sono stati uccisi dalle mafie. Ma anche la magistratura associata si è indignata con Nordio: "Le sue parole - ha affermato l'Anm - offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d'Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata, a difesa della collettività".  "Molti hanno già denunciato il progressivo imbarbarimento di questa campagna referendaria - aggiunge il vicepresidente dell'Anm Marcello De Chiara - , ma nelle ultime dichiarazioni del ministro Nordio, che accusa i magistrati di usare metodi simili alla mafia, colgo qualcosa di ancora più preoccupante. Ovvero le tracce di un disegno, non casuale ma evidentemente studiato a tavolino, che punta alla sistematica delegittimazione della magistratura e di servitori dello Stato come Nicola Gratteri, che hanno dedicato la propria esistenza alla lotta alla criminalità". 

Lo "stupore" del Guardasigilli - Non è poi mancata la controreplica di Nordio: "Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto Pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di 'mentalità e metodo mafioso'".