Il caso del bambino 11enne morto per aver inalato deodorante è solo la punta dell'iceberg. Negli ultimi anni infatti i social network sono diventati il palcoscenico di sfide sempre più estreme, capaci di attirare milioni di visualizzazioni ma anche di mettere seriamente a rischio la salute, fino a togliere la vita, di chi vi partecipa. L’ultima in ordine di tempo è il cosiddetto chroming, una pratica pericolosa che ha riportato l’attenzione pubblica sulle "challenge” virali: un fenomeno in continua evoluzione e difficile da bloccare, nonostante alcune misure già introdotte.
Un meccanismo che si ripete - Il chroming, l'ultima sifda estrema approdata sui social, consiste nell’inalazione di sostanze chimiche presenti in prodotti di uso comune , come deodoranti spray, vernici o solventi, per ottenere effetti euforizzanti di breve durata. La pratica, rilanciata su piattaforme come TikTok e Instagram, può causare danni neurologici, arresto cardiaco e morte improvvisa. I medici parlano di una tendenza ciclica, già nota in passato con altri nomi, ma oggi amplificata dalla viralità dei contenuti online. Il meccanismo è sempre lo stesso: un video breve, un hashtag accattivante, la promessa di notorietà immediata. In poche ore, la sfida rimbalza da un profilo all’altro, spingendo soprattutto adolescenti a imitare comportamenti rischiosi pur di ottenere like e follower.
Le challenge più diffuse - La Blackout Challenge, diffusa su TikTok, invitava i partecipanti a provocarsi uno svenimento temporaneo tramite auto-soffocamento. Diversi casi di cronaca hanno collegato la sfida a gravi incidenti domestici. Ancora più inquietante è stata la Blue Whale Challenge, un presunto “gioco” online che avrebbe spinto giovani utenti a superare 50 prove autolesionistiche fino al suicidio. Sebbene molti aspetti siano stati ridimensionati dagli investigatori, il panico mediatico ha evidenziato la vulnerabilità psicologica degli adolescenti in rete. Nel 2018 arriva la Tide Pod Challenge che mostrava ragazzi intenti a mordere capsule di detersivo colorate, con conseguenti intossicazioni.
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Le più pericolose - Più recente e anche molto diffusa è la Benadryl Challenge, nata su TikTok e basata sull’assunzione eccessiva di un comune antistaminico da banco per provocare allucinazioni da filmare e condividere online. La sostanza coinvolta è la difenidramina, principio attivo del farmaco Benadryl: a dosi elevate può causare gravi effetti collaterali, tra cui aritmie cardiache, convulsioni, danni neurologici permanenti e, nei casi più estremi, la morte. Le autorità sanitarie hanno lanciato ripetuti allarmi, sottolineando come la ricerca di visibilità digitale possa trasformare un medicinale di uso comune in uno strumento di autolesionismo inconsapevole. Anche la Fire Challenge è una sfida recente e molto praticata, nonostante i tentativi di arginarla. Circola sui social media, come YouTube e TikTok: i partecipanti si cospargono deliberatamente parti del corpo con liquidi infiammabili (come alcol denaturato, acetone o disinfettante per mani) e si danno fuoco, il tutto mentre si riprendono in video per poi pubblicare il filmato online. Questa pratica, che ha portato a ustioni gravi, permanenti e persino alla morte, è estremamente pericolosa. I partecipanti subiscono spesso ustioni profonde che richiedono mesi di ospedale, interventi chirurgici come innesti di pelle e una vita di cure. Le cicatrici sono permanenti e i danni fisici possono essere irreversibili fino alla morte. Le forze dell'ordine, i vigili del fuoco e le organizzazioni per la prevenzione degli incendi hanno emesso numerosi avvertimenti e campagne informative per dissuadere le persone dal partecipare a questa attività.
Perché attraggono così tanto? - Secondo psicologi e sociologi, queste sfide rispondono a bisogni profondi: appartenenza al gruppo, ricerca di identità, desiderio di visibilità. L’algoritmo dei social tende a premiare contenuti sensazionalistici, creando un circolo vizioso in cui l’estremo diventa virale. La pressione dei pari gioca un ruolo chiave. In età adolescenziale, il riconoscimento sociale è fondamentale e il confine tra gioco e pericolo può apparire sfumato. A questo si aggiunge la percezione distorta del rischio: molti giovani sottovalutano le conseguenze reali rispetto ai benefici immediati in termini di popolarità online.
Il ruolo delle piattaforme e delle famiglie - Le piattaforme digitali hanno dichiarato di rimuovere contenuti pericolosi e di promuovere campagne di sensibilizzazione. TikTok, ad esempio, ha introdotto avvisi automatici e blocchi sugli hashtag associati a sfide dannose. Tuttavia, la rapidità con cui nascono nuovi trend rende difficile un controllo totale. Ecco perché esperti e istituzioni chiedono un’alleanza tra scuola, famiglie e aziende tecnologiche. L’educazione digitale diventa centrale: insegnare ai ragazzi a riconoscere i rischi, a sviluppare senso critico e a chiedere aiuto può fare la differenza.
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Un fenomeno destinato a evolversi - Le sfide estreme sui social non sono un fenomeno isolato, ma l’espressione di un ecosistema digitale in continua trasformazione. Dal chroming alle challenge precedenti, il filo conduttore resta la spettacolarizzazione del rischio. Per questo è sempre più complicato non solo intercettare la prossima sfida virale, ma prevenire che il bisogno di visibilità si trasformi in una corsa verso l’autodistruzione.