dopo la sentenza di Bari

Forza Italia: Casapound va sgomberata, su scioglimento decidano magistrati

Il portavoce azzurro commenta la fine del processo per l'aggressione del 2018 ai danni del corteo "Bari non si lega"

© ansa

Dopo la sentenza del Tribunale di Bari, Forza Italia prende posizione sul caso Casapound distinguendo tra responsabilità individuali e sorte dell’organizzazione. "Sciogliere Casapound non compete al governo, ma alla magistratura. Il governo si deve muovere sulla base di una sentenza. E quella di ieri condanna i militanti, non l'organizzazione. Comunque restiamo garantisti anche con Casapound. Se nel futuro dovesse arrivare una sentenza definitiva in cui si dice che l'organizzazione in quanto tale sta ricomponendo il partito fascista allora andrebbe sciolta", afferma Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia.

Una linea che richiama il rispetto delle procedure giudiziarie e il principio di garanzia, anche nei confronti di un movimento spesso al centro di polemiche. Diverso, invece, il tema delle occupazioni: "Altro discorso sono le occupazioni abusive, siamo sempre d'accordo per lo sgombero che vale per tutti", aggiunge Nevi rispondendo a chi chiede se la sede di Casapound debba essere sgomberata. Una posizione che separa il piano giudiziario da quello amministrativo, ribadendo che eventuali provvedimenti strutturali possono arrivare solo a fronte di una pronuncia definitiva.
 

La vicenda -

 Per la prima volta in Italia il Tribunale di Bari ha emesso condanne per riorganizzazione del partito Fascista. Dodici persone sono state giudicate responsabili dell’aggressione avvenuta il 21 settembre 2018 contro alcuni manifestanti di ritorno dal corteo "Bari non si lega". Cinque imputati sono stati condannati a un anno e sei mesi per i reati previsti dalla legge Scelba, mentre altri sette, riconosciuti anche colpevoli di lesioni, hanno ricevuto una pena di due anni e sei mesi. Cinque persone sono state invece assolte, mentre il procuratore Roberto Rossia aveva richiesto condanne più pesanti, comprese tra 20 mesi e due anni, con la privazione dei diritti politici.

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