Ci avete mai fatto caso? Quando dobbiamo fare un gesto per la prima volta, come restare in equilibrio sulla bicicletta da bambini, o imparare a scrivere sulla tastiera del pc, questo ci appare difficile e richiede tutto il nostro impegno, ma dopo un po’ di esercizio ci muoviamo con naturalezza, senza neppure pensarci: lo abbiamo imparato e non lo dimenticheremo più. Per la precisione è stato il nostro corpo a impararlo, in virtù della memoria muscolare, uno dei fenomeni più curiosi e intriganti della fisiologia umana. Il cervello impara schemi di movimento, li trasforma in meccanismi automatici e rende facile riprodurli nel tempo: i muscoli, da parte loro, tendono a recuperare la forma e il tono che avevano prima di interrompere un certo allenamento, per cui impiegano meno tempo a riattivarsi rispetto a chi un certo movimento non lo ha mai fatto. Ma dunque sono i muscoli o il cervello a ricordare?
MEMORIA MUSCOLARE NEUROLOGICA E FISDIOLOGICA - In realtà, non sono i muscoli in sé a conservare questi ricordi motori: sono il cervello e il midollo spinale che, tramite la ripetizione di una sequenza di gesti, creano nuove connessioni neurali efficienti e in grado di riprodurre quel movimento. Quando impariamo un'abilità, ogni movimento richiede uno sforzo cosciente, dal quale deriva l'attivazione della corteccia prefrontale; con l'esercizio, il gesto diventa automatico e l'esecuzione diventa fluida e automatica senza che il cervello debba tornare ad attivarsi. Anche i muscoli, però, quando iniziano a compiere un nuovo movimento, creano nuovi mionuclei all’interno delle cellule. Se, dopo un certo tempo, interrompiamo l'esercizio, i nuclei appena formati non vanno persi, ma rimangono latenti, e quando riprendiamo l'attività fisica, le cellule possono riattivarsi rapidamente, Si tratta di un'esperienza tipica dello sport, nel quale riguadagnare i muscoli persi è più veloce che metterli su per la prima volta. Quindi, sia il cervello sia i muscoli hanno una loro memoria: la prima si chiama memoria muscolare neurologica, mentre la seconda è la memoria muscolare fisiologica.
COME SI CREA LA MEMORIA MUSCOLARE – Alla base della capacità fisiologica di ricordare un movimento c’è la ripetizione assidua e costante di un certo gesto che, alla fine, porta il cervello a creare uno schema motorio valido ed efficiente, tanto da poter essere eseguito in modo automatico, senza dovervi più prestare attenzione. È il caso di molte abilità sportive, dalla curva perfetta sugli sci a un servizio vincente nel tennis, ma anche del gesto fluido con cui un artista padroneggia il suo pennello, o della rapidità con cui digitiamo i caratteri sulla tastiera del pc o dello smartphone. Questa è anche la ragione per cui, nel momento in cui apprendiamo una nuova abilità, che si tratti di sport o di qualsiasi altra attività, è importante la supervisione di un esperto: sotto la sua guida potremo essere certi di acquisire un gesto tecnico corretto e quindi di uno schema motorio senza difetti, senza interiorizzare abitudini viziate che sarà difficile correggere in seguito. La pratica costante, oltre a creare un corretto schema motorio nel cervello, ha un effetto diretto anche sulla muscolatura, la quale si svilupperà in funzione del movimento richiesto. Se dovesse capitare di interrompere l’esercizio, i muscoli che sottendono a quel movimento si atrofizzeranno, ma i nuclei muscolari creati dalla pratica si conserveranno anche per molto tempo, rendendo più rapido il recupero.
LA MEMORIA MUSCOLARE NELLA VITA QUOTIDIANA – La memoria muscolare è essenziale in moltissimi campi della vita quotidiana, oltre che nell’esercizio sportivo. Senza di essa avremmo difficoltà nel compiere moltissime azioni che invece avvengono in modo automatico e che non ci richiedono alcun impegno cognitivo, tanto che possiamo compierle come se avessimo il “pilota automatico”: ad esempio allacciare le stringhe delle scarpe è un’abilità che si acquisisce da bambini e che nella vita adulta non richiede alcun pensiero. Lo stesso vale per andare in bicicletta, cambiare le marce mentre si guida l’automobile, scrivere a mano o sulla tastiera, salire e scendere le scale. La trasformazione di movimenti complessi in azioni spontanee libera così molte risorse che il cervello può impiegare in altre attività. Inoltre, è proprio la memoria muscolare a rendere possibile l’acquisizione di abilità molto complesse, come eseguire difficili brani su uno strumento musicale: l’artista studia i passi a uno a uno fino a quando le sue dita non hanno assimilato il movimento necessario per eseguire ogni passaggio. Allo stesso modo un chirurgo riesce a eseguire con precisione movimenti delicatissimi e minuziosi. L’uno e l’altro si sono esercitati per moltissime ore, finché le loro dita non hanno “ricordato” ogni movimento e hanno imparato a eseguirlo alla perfezione quasi da sole.
PER QUANTO TEMPO IL CORPO RIESCE A “RICORDARE” – La memoria muscolare è un fenomeno biologico persistente: gli studi scientifici suggeriscono la conservazione dei nuclei cellulari muscolari per un periodo esteso, potenzialmente fino a 15 anni o anche più. Se però pensiamo al maggiore sviluppo delle masse muscolari che si ottiene con l'allenamento sportivo, gli studi suggeriscono che questa resti solo per circa tre mesi da quando si interrompe l'esercizio fisico. Anche se i mionuclei permangono all'interno delle fibre per molto tempo, bastano poche settimane di inattività perché i muscoli comincino a perdere tono e volume. Per questo è importante, nei limiti del possibile, essere costanti nell'attività fisica. Altrettanto importante, poi, è riprendere l'esercizio con gradualità dopo un periodo di stop, per dare alla massa muscolare il tempo di ricostituirsi.