E in corso a Palazzo Ducale a Genova (fino al 3 marzo) una mostra che rende omaggio a Vico Magistretti, uno dei più illustri protagonisti di quel fenomeno culturale e produttivo, lItalian Design, che ebbe inizio nellimmediato dopoguerra e lanciò lo stile della casa italiana nel mondo.
La mostra racconta anche quello speciale rapporto di collaborazione tra aziende e creativi che ha fatto del design italiano un fenomeno unico per dinamicità e per capacità di adattamento al mutare delle esigenze e dei tempi.
Sono esposti 70 fra i progetti più significativi concepiti per la produzione di serie: sono sedie, lampade, tavoli, letti, cucine, armadi, librerie reinventati nelluso e nelle forme, secondo uno stile misurato ed elegante. Quasi tutti sono ancora in produzione e continuano ad essere dei bestsellers. A conferma che "un oggetto di buon design deve durare a lungo, 50 o anche 100 anni", e il "Design è anche guardare gli oggetti di tutti i giorni con occhio curioso" come sostiene lo stesso Magistretti,
progettista di fama internazionale.
Vico Magistretti fa parte di quella scuola milanese di architetti che, affascinati dal design e dalla produzione per la grande serie, già nella seconda metà degli anni Quaranta, collaborano attivamente con le aziende che producono mobili e oggetti darredamento. LItalian Design nasce allora e si sviluppa negli anni Sessanta, in quel periodo di grande fermento creativo che trova il suo punto di forza nel rapporto di stretta collaborazione tra designers e produttori. È da questo intenso scambio di idee e di esperienze che ha origine un nuovo tipo di approccio progettuale, basato sulla produzione per il grande numero. Dalle idee e dalla matita di Vico Magistretti nascono progetti innovativi destinati a rivoluzionare la produzione darredo in Italia, influendo in modo determinante anche sul gusto degli italiani e sulle loro abitudini. Nasce un modo nuovo di concepire gli oggetti di tutti i giorni che, rinnovati nella forma e nelluso, sono destinati a diventare dei bestseller in tutto il mondo.
"Nel design ciò che conta è il concetto espresso con uno schizzo". Da uno schizzo alla forma concreta: Magistretti non ha mai fatto disegni tecnici, ma schizzi che esprimono unidea. Convinto che certi pezzi siano concettualmente così chiari e semplici da poter essere comunicati per telefono. E gli schizzi, a volte tracciati casualmente sul retro di una busta o su un biglietto della metropolitana, sottolineano tutto il percorso espositivo.
È il suo personale modo di lavorare, colloquiando con i tecnici e con i produttori, per un confronto e uno scambio di idee sulla realizzazione di un prodotto: "Design vuol dire anche parlare assieme".
Per la sua formazione razionalista Vico Magistretti è sempre stato interessato al design per la grande serie, al grande numero destinato a un vasto pubblico: affascinato dalla riproducibilità di un oggetto più che dallunicità di un singolo pezzo. "Negli anni Sessanta la produzione di serie è stata un passaggio chiave per lItalian Design, che ha avuto la fortuna di realizzare il criterio sociale del Bauhaus: produrre mobili per tutti".