La prima sensazione è semplicemente di fame, ovvero di impulso a interrompere qualsiasi azione e cercare qualcosa da mettere sotto i denti. A un esame più attento, però, ci accorgiamo subito che la fame reale e la fame nervosa generano sensazioni molto diverse tra loro: la fame fisiologica ci spinge verso qualsiasi cosa abbiamo sottomano pur di rispondere all’appello dello stomaco, mentre la fame nervosa ci fa cercare solo alcuni cibi specifici, di solito sempre gli stessi, poco importa che siano di sapore dolce o salato. È questo il primo segnale che ci aiuta a distinguere le due forme di appetito e che ci deve guidare verso la soluzione più appropriata.
FAME FISIOLOGICA E FAME NERVOSA - Distinguere tra fame reale e fame nervosa è di fondamentale importanza per comprendere il tipo di segnale che il nostro organismo ci sta inviando e rispondere nel modo più corretto. La fame fisiologica deriva dallo svuotamento dello stomaco e da una conseguente carenza di energia. Di solito cresce gradualmente e si intensifica con il passare del tempo, più rapidamente se stiamo consumando molta energia e più lentamente se siano a riposo: in ogni caso la sua intensificazione graduale ci segnala quando arriva il momento in cui diventa urgente mangiare almeno qualcosa per mettere tranquillo lo stomaco. Quanto abbiamo davvero fame, inoltre, il nostro obiettivo è rispondere al fabbisogno energetico, abbiamo desiderio di un pasto vero e proprio, con alimenti nutrienti per saziarci e recuperare le energie. Man mano che consumiamo il nostro pasto, la sensazione di fame si attenua progressivamente fino a che non ci sentiamo appagati. Nel caso della fame nervosa, invece, il desiderio del nostro cibo preferito (e solo di quello), insorge improvvisamente e in modo subito prepotente: impossibile ingannarlo con uno spuntino salutare: non vogliamo ricostituire le nostre riserve, ma solo appagare la "voglia di buono" che ci divora, e non saremo soddisfatti se non quando avremo ingurgitato tutto quello che abbiamo a disposizione tra i nostri cibi preferiti: non sentiremo alcun senso di sazietà, ma continueremo a mangiare fino a quando non avremo terminato la scorta o saremo nauseati dalla quantità di cibo che siamo riusciti a ingurgitare.
LA “FAME DELL’ANIMA” – È noto che la fame nervosa non nasce dalla necessità fisiologica di nutrimento e di energia, ma da un bisogno di appagamento che viene dall’anima e dalla psiche. Lo dimostra anche il fatto che la fame vera è accompagnata da sensazioni provenienti dallo stomaco (senso di vuoto, crampi, stomaco che brontola) mentre la fame nervosa è uno stato soprattutto mentale e di disagio generale. Discende da stati di stress, solitudine, noia o altre emozioni negative, e dalla ricerca di conforto che ne deriva. All’abbuffata di dolciumi o di junk food salati che segue l’attacco, spesso si accompagna senso di colpa per aver ceduto alla tentazione: queste ulteriori sensazioni negative, però, non ci terranno al riparo dal cedere la prossima volta. Il disagio emotivo non trova sollievo e, gravato anche del senso di colpa, può portare u un ulteriore peggioramento dell’umore, in un circolo vizioso senza fine.
COME SI AFFRONTANO GLI ATTACCHI DI FAME – Anche se il nostro attacco di fame è legato a vero appetito, può essere un impulso difficile da controllare, soprattutto se stiamo seguendo un regime ipocalorico e abbiamo già consumato tutto quello che ci concede il nostro piano giornaliero. La prima riposta può essere una tisana calda non zuccherata, oppure un grande bicchiere d’acqua con il quale “imbrogliare” lo stomaco almeno per un po’. Uno spuntino a base di verdura cruda come finocchio, carota o sedano, è un altro piccolo trucco che può tenere impegnati per qualche tempo i nostri succhi gastrici: se gli attacchi di fame fuori orario si ripetono con frequenza, è bene però consultare il nutrizionista e ripensare insieme il piano alimentare. Se la fame è di tipo nervoso, invece, la questione è diversa: in questo caso non ci sarà nulla che possa farla passare e non ci accontenteremo di una piccola porzione del nostro cibo preferito. L’unica soluzione in questi casi è deviare l’attenzione su qualcosa di diverso dal cibo, ad esempio dedicandosi a un’attività appagante che ci richieda concentrazione e che possa farci dimenticare patatine e ciambelle fino a quando la smania non si placa. Dato che la voglia di cibo nasce da un’emozione negativa, una volta passato l’attacco possiamo cercare di riconoscere qual è la sensazione che ha scatenato la crisi e imparare a riconoscerlo per risolvere rapidamente la situazione alla volta successiva. Possiamo anche imparare a ottenere la consolazione che ci trasmette il cibo in qualche cosa di diverso e di non alimentare. Un aiuto immediato consiste nel non tenere in casa gli alimenti poco sani che cerchiamo quando siamo alla fame compulsiva ed evitare di andare a fare la spesa quando siamo affamati o tristi, per non cedere all’acquisto di cibi tentatori.