La svolta

Ex Ilva, via libera dall'Unione Europea al prestito ponte da 390 milioni

Il finanziamento servirà a coprire i costi operativi dell'impresa, tra cui pagamento di fornitori e salari

© Da video| Ex Ilva, pronto ricorso dei commissari: "Non ci sono condizioni per recesso di ArcelorMittal"

Il prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro all'ex Ilva, ovvero Acciaierie d'Italia, è stato autorizzato dalla Commissione europea. Ad annunciarlo è proprio l'esecutivo comunitario in una nota. 

La misura, si legge, servirà a garantire la continuità operativa del principale produttore siderurgico integrato italiano, fino al trasferimento delle attività al nuovo operatore, selezionato con la gara d'appalto in corso. Il finanziamento, di durata massima sei mesi, servirà a coprire i costi operativi dell'impresa, tra cui pagamento di fornitori e salari. Al termine del periodo, l'Italia dovrà presentare a Bruxelles un piano di ristrutturazione o di liquidazione oppure dimostrare il rimborso del prestito.

La Commissione: "L'intervento evita situazioni di disagio sociale" -

 L'ex Ilva è il principale produttore siderurgico italiano integrato, con otto diversi siti di produzione e assistenza, il più grande a Taranto dove lo stabilimento occupa una superficie di 15 milioni di metri quadrati e dà lavoro a 8 mila dipendenti, sui 10 mila totali impiegati dall'azienda. Anche a fronte di questi numeri, la Commissione ha rilevato che: "Il prestito di salvataggio ad Acciaierie d'Italia evita situazioni di disagio sociale, in particolare in Puglia, una regione in cui il livello di disoccupazione è costantemente superiore alla media Ue". Tale situazione sarebbe gravemente aggravata da una brusca cessazione delle attività dell'ex Ilva, con conseguenze negative per la filiera industriale che si basa sui prodotti siderurgici e per l'economia della regione. Anche per questo, la Commissione ritiene che l'intervento sia proporzionato, poiché limitato al fabbisogno di liquidità di Acciaierie d'Italia e concesso a condizioni di mercato comparabili a quelle disponibili per imprese concorrenti.

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