IL BIODIVERSITY BEYOND NATIONAL JURISDICTION

Il Trattato che tutela il più grande habitat del Pianeta

Dopo vent’anni di lavoro è entrato ufficialmente in vigore il 17 gennaio 2026 il Trattato ONU sull’Alto Mare, il BBNJ, l'Accordo sulla biodiversità oltre la giurisdizione nazionale

di Sara Del Dot

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Un trattato che dovrebbe contribuire alla protezione collettiva e condivisa del più grande habitat del Pianeta, sempre più minacciato da innalzamento delle temperature, inquinamento, acidificazione e sfruttamento indiscriminato delle risorse. 

Dopo vent’anni di lavoro è entrato ufficialmente in vigore il 17 gennaio 2026 il Trattato ONU sull’Alto Mare, il BBNJ, Biodiversity Beyond National Jurisdiction, che significa Accordo sulla biodiversità oltre la giurisdizione nazionale. Un patto internazionale ratificato, che quindi verrà applicato a livello nazionale, da 81 Paesi per la tutela e la salvaguardia dei sistemi oceanici, l’alto mare e quindi le acque fuori dalla giurisdizione nazionale delle singole nazioni, fino a 370 km dalle coste e i fondali marini.

Stiamo parlando di oltre due terzi dell’intera superficie oceanica, casa di gran parte degli ecosistemi del Pianeta, e responsabile dell’assorbimento di circa il 30% delle emissioni globali. Acque le cui risorse sono state sfruttate intensivamente negli anni, grazie a una carenza normativa e di controllo delle attività. Da oggi potranno essere più tutelate grazie a questo strumento giuridicamente vincolante, frutto del multilateralismo, la cui messa a punto ha rappresentato uno dei grossi traguardi del 2025 a difesa dell’ambiente nonostante manchi ancora la ratifica di molti grandi Paesi del mondo.

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Queste zone dovranno da oggi essere gestite in modo sostenibile attraverso la creazione di aree marine protette in alto mare, di norme obbligatorie per la conservazione e la gestione sostenibile della biodiversità, la definizione di standard globali per la valutazione dell'impatto delle attività umane, la promozione di una maggiore equità, con la partecipazione attiva delle comunità indigene alla governance, più inclusiva, nell’accesso alla ricerca, alla tecnologia e allo sviluppo, senza dimenticare la condivisione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine.

Il trattato consentirà agli Stati di creare una rete di aree marine protette in alto mare, anche se il monitoraggio delle attività in questi spazi è stato negli anni molto spesso carente, lasciandone la protezione solo sulla carta.

Tra i paesi che hanno ratificato ci sono Germania, Francia, Brasile e Cina, che secondo i dati delle Nazioni Unite da sola esporta circa 155 miliardi di dollari di beni legati all'oceano attraverso industrie come cantieristica navale, acquacoltura, pesca ed estrazione di petrolio e gas offshore.

L’entrata in vigore del trattato sull’alto mare rappresenta un traguardo importante in un viaggio durato molti anni.

Il processo politico e i negoziati per la messa a punto dell’accordo erano terminati nel 2023 con l’adozione del testo. Due anni dopo, nel 2025, l’accordo ha raggiunto le 60 ratifiche necessarie per l’entrata in vigore, avvenuta appunto il 17 gennaio 2026. Entro un anno da qui, dovrà avvenire una prima conferenza delle parti. 

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Il BBNJ prosegue gli sforzi per rendere più efficace e forte l’attuale quadro normativo. Infatti si basa sulla Convenzione delle Nazioni UNite sul diritto del mare, definita anche la costituzione degli oceani, entrata in vigore nel 1994.

Un percorso, quello della protezione del mare, che è ben lontano dall’essere terminato. Sarà importante continuare a lavorare per coinvolgere attivamente tutti gli altri Paesi come Stati Uniti, India, Regno Unito, Russia, e proseguire insieme verso la protezione di un ecosistema che non può rimanere in superficie.