In meno di tre anni, Orangle S.r.l. ha rotto gli equilibri della discografia indipendente italiana, posizionandosi tra i primi dieci player del mercato musicale nazionale. Nata a gennaio 2022 di fronte alla casa natale di Giorgio Gaber, la società supera la definizione di etichetta discografica per strutturarsi come una holding culturale che coniuga solidità finanziaria e impatto sociale misurabile.
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Con un catalogo di oltre 20.000 opere e la gestione di 5.000 artisti, Orangle ha già avviato nel 2024 un piano di internazionalizzazione, trasformando la proprietà intellettuale in un asset industriale capace di generare una crescita costante e scalabile. Alla guida della società co- fondata da Martina Colavitti e Cambareri Christian c'è quest'ultimo a capoimprenditore con un background nella gestione di aziende tradizionali in grado di raggiungere fatturati fino a 40 milioni di euro, esperienze nel calcio professionistico e nella politica territoriale.
«Provengo dall’imprenditoria classica – racconta Cambareri – ma entrando nel mondo della discografia ho scoperto un paradosso: esistono artisti-imprenditori, ma quasi nessun imprenditore che non sia un artista. Quello che sembrava un limite è diventato il nostro punto di forza.»
Da questa consapevolezza nasce Orangle: una realtà che si definisce “impresa vivente”, non orientata esclusivamente al profitto, ma al servizio della comunità. Un modello ESG praticato quotidianamente, che sovverte la gerarchia tradizionale dell’impresa attraverso tre cerchi concentrici: Planet, People, Profit, dove il risultato economico è una conseguenza e non il fine ultimo.
«Ogni operatore economico, volente o nolente, erode il territorio. La responsabilità sta nel restituire valore reale – afferma Cambareri –. Per questo, i nostri dipendenti sono già coinvolti in un sistema di ESG compliance concreta, che premia non solo i risultati economici ma anche l’impegno sociale e umano.»
All’esterno, Orangle è già attiva con progetti di inclusione nel carcere di Monza, dove offre percorsi legati alla musica, alla produzione artistica e all’accesso reale a competenze professionali. «Non si tratta di assistenzialismo – sottolinea Cambareri – ma di creare opportunità effettive in un settore in cui spesso nemmeno i più talentuosi riescono a entrare.»
Il catalogo Orangle include alcuni dei nomi più rilevanti della scena italiana, da Fedez, Rocco Hunt e Jake La Furia a Fabri Fibra, Clementino, J-Ax, Nomadi e Le Orme, oltre a circa 40 sincronizzazioni tra film, serie TV e produzioni di primo piano come Mare Fuori e Gomorra. La società controlla inoltre brand verticali come Mendaki, Orangle Books, Orangle Talk e il distributore indipendente Jumaat, e prevede nei prossimi mesi l’apertura di studi di registrazione proprietari.
In un contesto segnato da quella che Orangle definisce “demenza digitale” – una dissociazione che impoverisce salute, partecipazione e inclusione – l’azienda punta a invertire il paradigma, reinvestendo parte dei propri utili per far crescere i gradienti del benessere: salute, reddito, partecipazione e inclusione.