la scalata del re del pop latino

Chi è Bad Bunny: da Portorico alla notte del Super Bowl

Benito Martínez Ocasio ha portato sul palco dell’halftime show un set in spagnolo. La storia di un artista tra record, premi e scelte controcorrente

© Ansa

Bad Bunny protagonista assoluto del Super Bowl. Per un ragazzo cresciuto a Vega Baja, un centro sulla costa nord di Portorico, è uno di quei cerchi che si chiudono: dall’isola al palco più visto d’America, senza cambiare lingua e senza “addolcire” l’accento. Il suo vero nome è Benito Antonio Martínez Ocasio, ma il mondo lo conosce come Bad Bunny, un soprannome nato quasi per gioco e diventato identità globale.

Un ragazzo di Vega Baja diventato fenomeno mondiale -

 Bad Bunny è cresciuto in una famiglia normale, in un contesto lontano dalle narrazioni patinate dell’industria. Da bambino canta in coro, respira musica in casa, assorbe salsa, ballate e ritmo caraibico. Da adulto, quella radice resta la sua firma: Portorico non è solo un punto di partenza, è una dichiarazione d’intenti, un modo di stare nel pop senza chiedere il permesso.

È anche per questo che la sua parabola viene spesso letta come “contro-intuitiva” per gli standard del mercato: invece di passare dall’inglese per allargare il pubblico, Bad Bunny ha fatto l’opposto. Ha reso globale una voce che parla in spagnolo, con riferimenti culturali precisi, e ha costretto la macchina del mainstream ad adattarsi a lui.

Dalle prime tracce ai dischi che hanno cambiato le regole -

 Il salto arriva quando il reggaeton smette di essere “genere di nicchia” e diventa linguaggio pop del presente. Bad Bunny intercetta quel momento con un mix personale: urbano e romantico, ruvido e melodico, leggero e politico quando serve. Nel 2018 pubblica X 100PRE, l’album che lo impone definitivamente. Poi la corsa accelera: ogni uscita diventa evento e ogni progetto aggiunge un tassello a un’identità che cambia pelle senza perdere centro.

Il passaggio simbolico, per gli Stati Uniti, è nel 2020: El Último Tour del Mundo arriva al numero uno della Billboard 200 ed è un segnale culturale prima ancora che commerciale. Se fino a ieri l’idea di un disco interamente in spagnolo in vetta alle classifiche americane sembrava un’eccezione, con Bad Bunny diventa precedenza.

Nel 2022, con Un Verano Sin Ti, la dimensione “planetaria” non è più solo un’impressione: il disco domina streaming e classifiche e si consolida come uno degli album-chiave della decade, dimostrando che il pop globale, ormai, parla anche con accento latino.

Record, streaming e un Grammy che fa storia -

 I numeri raccontano la portata del fenomeno meglio di qualunque definizione. Nel 2025 Spotify lo incorona artista più ascoltato al mondo con 19,8 miliardi di stream in un anno: una cifra che spiega perché Bad Bunny non sia più soltanto una star latina, ma una star punto.

E poi c’è la consacrazione “istituzionale”. Ai Grammy 2026 vince Album of the Year con Debí Tirar Más Fotos, risultato storico per un disco interamente in spagnolo: un riconoscimento che lo mette definitivamente al centro della scena pop mondiale e, soprattutto, certifica un cambio di paradigma. La musica latina non è più “ospite” del mercato: è una delle sue lingue principali.

Un artista che attraversa moda, cinema e cultura pop -

 Bad Bunny non è solo musica: è un personaggio culturale nel senso pieno. La sua estetica – spesso volutamente spiazzante – è parte della narrazione: look che diventano messaggio, scelte che fanno discutere, un modo di stare in scena che mescola ironia e controllo. Negli anni si è mosso anche tra cinema e intrattenimento, con apparizioni e ruoli che allargano la sua presenza oltre la discografia. Ma senza l’effetto “crossover” studiato a tavolino: piuttosto, l’idea che oggi una popstar possa essere molte cose contemporaneamente.

L’halftime show: una festa identitaria (e un messaggio al mainstream) -

 Al Super Bowl LX, al Levi’s Stadium di Santa Clara, Bad Bunny porta uno show che è insieme spettacolo e posizionamento: una scaletta costruita sui suoi brani più riconoscibili, riferimenti portoricani e latini, un’energia da concerto più che da “numero televisivo”. La scelta più chiara è linguistica e culturale: lo show (quasi) tutto in spagnolo non è una provocazione, ma la fotografia di una realtà già cambiata.