HA RISCHIATO IL LINCIAGGIO

Naudy Carbone, falsamente accusato dell'omicidio di Zoe Trinchero: "Avevo 50 persone sotto casa, volevano vendetta"

Parla il musicista 39enne: "Avevano bastoni e coltelli. Ero il bersaglio più facile, per il colore della mia pelle e per le mie fragilità"

© Facebook

"Ero il bersaglio più facile, per il colore della mia pelle e per le mie fragilità. Uno stigma che mi porto addosso da tempo. Mi fa male quello che è accaduto. Sono venuti sotto casa in tanti, avevano dei bastoni, volevano picchiarmi". A parlare è Naudy Carbone, 39 anni, musicista di origini africane che vive a Nizza Monferrato (Asti), falsamente accusato da Alex Manna dell'omicidio di Zoe Trinchero. Il 20enne, durante l'interrogatorio, aveva inizialmente indicato Naudy come l'autore del delitto: "È stato il nero, quello pazzo". Poi la confessione: "Ho ucciso io Zoe, l'ho presa a pugni perché mi aveva rifiutato". Ma intanto Carbone ha rischiato il linciaggio da parte di decine di persone, ed è stato salvato dall'intervento dei carabinieri.

Il racconto -

 "Venerdì sono rimasto a casa e ho ordinato una pizza, poi sono andato a dormire. Intorno all'1.30 ho sentito delle urla", ha raccontato Carbone a Repubblica. Il musicista, adottato da una famiglia italiana della zona, ha una storia di fragilità psichica alle spalle. "Mi sono affacciato, sotto casa c'erano tantissime persone, ragazzini e adulti. Urlavano: 'Nero di m..., scendi'. Io non capivo cosa stesse accadendo. Alcuni sono saliti fino al pianerottolo. Ho chiamato i carabinieri. Sono arrivati e mi hanno portato in caserma", ha aggiunto. Lì, i militari gli hanno spiegato cosa era successo: la 17enne Zoe Trinchero, di Nizza Monferrato, era stata uccisa.

"Dalla finestra ho notato che in mano avevano bastoni, coltelli. Non sarebbe finita bene. Erano in cinquanta contro uno. Solo successivamente ho compreso che volevano dipingermi come un mostro. Oggi penso che non cercavano giustizia. Cercavano sollievo. Volevano vendetta", ha detto Carbone a Repubblica. "Sono stato oggetto di calunnia e diffamazione. Non è la prima volta, ma quella notte si è superato il limite", ha sottolineato il 39enne. "Tutto è partito circa tre anni fa quando una ragazza della zona mi ha accusato di averla guardata per strada, di averla molestata con lo sguardo. Per quell'episodio sono stato costretto a sottopormi a un percorso terapeutico, ma non credo di averne bisogno. Da quel momento ogni cosa negativa in città viene ricondotta a me. Sporgerò denuncia per calunnia", ha spiegato al quotidiano. "Mi fa molto male quanto successo. Io sono italiano, parlo piemontese, vivo a Nizza dall'età di tre anni. Mi trovo nella situazione in cui lo stigma delle fragilità psichiche, ancora più che il colore della pelle, diventa l'alibi per puntare il dito contro un innocente", ha concluso.

Ti potrebbe interessare