Financialounge.com

Banche centrali alla sfida delle monete, Fed favorita e dollaro egemone

Il Forex resta il mercato più grande ma anche più speculativo del mondo, con oscillazioni estreme che a volte si allontanano dalla realtà, come mostra la storia dell’euro e dello yen

Allora, la de-dollarizzazione è qualcosa di più di un titolo sui media ormai consolidato ma poco assecondato dalla realtà ormai da inizio decennio? Per detronizzare la sterlina dal ruolo dominante detenuto per oltre 150 anni ci sono voluti più di un quarto di secolo e ben due guerre mondiali. Niente del genere sembra in vista per spodestare il biglietto verde dal primato che detiene da oltre 80 anni, e soprattutto non si scorgono alternative possibili come fu invece per il dollaro con la moneta britannica. In moneta USA restano denominate quasi il 90% delle transazioni finanziarie globali, praticamente la metà dei pagamenti commerciali effettuati sul sistema Swift, che dal 1973 garantisce le fatturazioni globali.

LA CORSA A STIPARE D’ORO LE RISERVE
Di recente qualche cambiamento c’è stato, soprattutto nell’ultimo punto, con la corsa all’oro per proteggersi dagli effetti indesiderati di guerre commerciali, dazi di Trump, e sanzioni a pioggia su molti paesi motivate dalle guerre, combattute sul terreno o sui teatri economici. Ma i livelli delle monete concorrenti, dall’euro allo yen, dal pound fino allo yuan, sono rimasti sostanzialmente stabili in questa voce. Infine il Forex, l’immenso mercato globale delle valute, dove il dollaro è coinvolto nel 90% degli scambi e ne passano di mano quasi 10.000 miliardi al giorno. In realtà non sono soldi “veri”, è il paradiso della speculazione, i broker offrono agli investitori, anche medi e piccoli, leve fino a 50 volte, dominano i derivati, a cominciare da swap, opzioni, futures e scambi a termine.

QUOTAZIONI ESTREME, FED SEMPRE FAVORITA
Questo rende le quotazioni che si leggono sui media a volte poco comprensibili e poco coerenti con i fondamentali delle economie sottostanti. Altrimenti non si spiega come mai l’euro nei suoi primissimi anni di vita fosse il 20% sotto la parità con il dollaro per poi salire fino a 1,6 nell’estate del 2007, per tornare sotto la parità all’inizio di questo decennio. Lo stesso vale per lo yen, negli anni 90 ne bastavano 80 per comprare un dollaro e ora ce ne vuole quasi il doppio. Se regna il dollaro, la Fed resta la banca centrale più potente, ma come le altre non ha grandi strumenti per pilotarlo. Il più importante è quello dei tassi, che possono giocare a favore sia al rialzo, perché aumentano l’attrazione del rendimento, ma anche il ribasso, perché fanno salire il valore dei titoli del debito pubblico, denominati in valuta.

IL DILEMMA DI BCE E BANCA DEL GIAPPONE
Una moneta debole ha il vantaggio di sostenere le esportazioni, ma una forte tiene a bada l’inflazione e rende il debito pubblico più sostenibile. Sia Fed che la BCE, ma anche Banca del Giappone, sono alle prese con questi dilemmi. Il potenziale destabilizzante maggiore sta nella terza, perché mosse troppo forti o veloci possono innescare reazioni a catena che dallo yen contagerebbero i mercati, e non solo il Forex. La seconda deve navigare tra la Scilla di un’economia che langue e sarebbe aiutata da una spinta all’export e la Cariddi dell’inflazione sempre in agguato, vista la dipendenza energetica e geopolitica.

SOSTENIBILE IL COSTO DEL DEBITO USA
Alla fine, una Fed guidata dal designato Warsh sembra nella posizione ideale, la sua priorità è la sostenibilità di un debito pubblico che in USA viaggia oltre i 38.000 miliardi di dollari mentre quello cumulato dell’Eurozona è poco sopra i 16.000 miliardi di dollari, anche se spalmati su 21 Paesi e non in capo a un unico Tesoro. Rendimenti dei Treasury vicini al 4% sembrano compatibili con un costo sostenibile, e possono scendere ancora se i tagli ai tassi in programma vengono dosati in modo convincente. Debito sotto controllo non vuol dire per forza dollaro forte, ma di certo non esposto a detronizzazioni, anche a fronte di non improbabili violente oscillazioni del Forex.Bottom line. Il Forex resta una specie di casa da gioco, dove puoi puntare 50 fiches muovendone solo una, sempre con la spada di Damocle della “margin call” sulla testa. Meglio proteggersi dai suoi capricci sostenendo il costo della copertura del rischio di cambio degli investimenti in valuta. E lasciare alle banche centrali la sfida di provare a imporgli una direzione.