Daniela Cella, sorella di Nada uccisa la mattina del 6 maggio 1996 a Chiavari nella provincia di Genova, è stata ospite sabato 7 febbraio a ''Verissimo'' e ha raccontato il calvario attraversato durante le indagini per l'omicidio e del caso era riaperto nel 2021 dopo la rilettura dei vecchi atti da parte della criminologa Antonella Delfino Pesce e dall'avvocato della famiglia Sabrina Franzone.
''Quello che in questa storia poi mi ha colpito è stata soprattutto l'omertà, non dico di tutti i chiavaresi, ma di tante tante persone'', ha spiegato Daniela Cella.
''Quel paio di volte che sono andata alle udienze - ha raccontato la donna - ricordo queste persone che dicevano ma io non mi ricordo, non so, forse, quando invece le loro dichiarazioni li contraddicevano, è stata dura".
"Quello che mi ha lasciato un po' interdetta è che questa signora anonima - ha aggiunto la donna - che si definisce ragazzina ma presumo che ragazzina non fosse all'epoca, fa il cognome di chi è stato condannato e quindi non capisco il motivo per cui non si è andato a fondo all'inizio''.
Silvia Toffanin le ha poi chiesto se Cecere e Soracco hanno mai contattato la sua famiglia (l'ex insegnante Annalucia Cecere è stata condannata a ventiquattro anni di reclusione per l'omicidio e Marco Soracco, il commercialista presso cui lavorava come segretaria Nada, a due anni per favoreggiamento).
''Assolutamente no - ha risposto la sorella di Nada - Soracco l'ho incontrato due volte in trent'anni, una l'altro giorno, è stata una casualità, ero a Chiavari per mia mamma e lui mi è passato davanti sulle strisce pedonali, ho dovuto ritirarmi sulla carreggiata perché ha iniziato a battermi il cuore", ha concluso la donna.