Da quando aveva 6 anni

Novara, 15enne picchiato dai genitori chiede aiuto all'IA che risponde: "Non è normale"

Il chatbot: "Non è una situazione normale, nessuno deve essere menato"

© Ansa

Picchiato dai genitori con una cintura, con dei fili di carica batterie, con una scopa, con un bastone di legno, con degli utensili da cucina, con dei rami di albero. Per quasi un decennio, dai 6 ai 15 anni, accadeva questo ogni volta che prendeva brutti voti a scuola. È la storia che un adolescente, nato in Italia da una coppia originaria del Bangladesh, ha raccontato alla polizia di Novara. Il giovane ha trovato il coraggio di denunciare solo dopo, però, essersi convinto che qualcosa non andava nel metodo educativo dei genitori grazie all'intelligenza artificiale.

Per anni, ha raccontato il giovane, lui ha preso botte, mentre la sorella no, perché lui è un maschio e in quanto tale i genitori - di 42 e 54 anni - si aspettano che in futuro faccia carriera come medico a livello internazionale. Per la ragazza, invece, le pretese sono più basse: nessuna punizione per eventuali insuccessi scolastici. Una situazione a cui il giovane è sempre stato abituato, perché i maltrattamenti - almeno tre volte a settimana - sono cominciati sin dall'inizio del suo percorso scolastico, quando aveva 6 anni. Per questo, per anni non ha detto nulla, finché il dubbio sulla correttezza del comportamento dei genitori non l'ha portato a interrogare un'intelligenza artificiale. 


L'app, ascoltato il racconto, ha spiegato al ragazzo che "non era una situazione normale" e che "nessuno deve essere menato". Tesi confermata anche da un amico, con cui il ragazzo si è confrontato, e dai suoi genitori, che hanno convinto l'adolescente, lo scorso 24 gennaio, a chiamare il 112. Ai carabinieri, il quindicenne ha detto di essere scappato di casa dalla mattina, perché i genitori lo stavano "trattando un po' male".

Dopo la telefonata, una Volante è accorsa per accertare che l'adolescente fosse in buone condizioni e poi portarlo poi in Questura. Lì ha spiegato al personale della squadra mobile di non volere più tornare a casa. La polizia ha quindi sentito, la stessa sera, l'amico del minore e il padre di quest'ultimo, che avevano confermato la versione del ragazzo.

I genitori secondo quanto ha riferito il ragazzo in Questura, alternavano gesti d'affetto familiare ad atti maneschi correlati ai risultati scolastici del figlio. Il quadro familiare tracciato dal giovane, infatti, non era del tutto negativo, ma inquadra un contesto che potrebbe andare dall'abuso di mezzi di correzione ai maltrattamenti. Il quindicenne, sentito dalla squadra mobile della polizia di Novara con l'aiuto di uno psicologo, è stato poi affidato ai servizi sociali. I genitori sono stati denunciati per maltrattamenti. Sono in corso ulteriori accertamenti medici sull'adolescente, oltre che con gli insegnanti e con i genitori.

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