dopo lo stupore social degli atleti stranieri

Il bidet, orgoglio italiano che il mondo non condivide ma ci invidia

Dalle terme romane ai bagni moderni: come l'Italia ha trasformato un'invenzione francese nel simbolo della sua millenaria cultura dell'igiene personale

di Giuliana Grimaldi

© Istockphoto

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 saranno per due settimane la vetrina mondiale del made in Italy: quello della moda, del design, dell'enogastronomia e dell'ospitalità. Ma tra gli ambasciatori più inaspettati della nostra identità c'è un primo atipico e silenzioso protagonista: il bidet. Nei video diventati virali sui social atleti canadesi e americani in esplorazione nelle stanze del Villaggio Olimpico si sono imbattuti in questo misterioso mobile ceramico, non senza perplessità: "Serve per lavare i piedi?", "È un secondo lavandino?", "Ci tengo le bevande al fresco?"

Domande innocenti che hanno strappato più di un sorriso o di una battuta a milioni di italiani, testimoni di un gap culturale profondo. Per noi quel sanitario è talmente ovvio e irrinunciabile da essere la prima cosa di cui sentiamo la nostalgia quando viaggiamo all'estero e troviamo bagni che ne sono privi. Prima della moka, prima del caffè decente, prima della pasta al dente: il bidet è stato in tante esperienze fuori dai confini, il vero termometro della lontananza da casa. Ma perché questo oggetto, ignorato da gran parte del mondo, è così intimamente italiano? La risposta affonda le radici in duemila anni di storia, in un'ossessione per l'acqua e l'igiene che viene da lontano. Molto lontano.

L'acqua e l'igiene: ossessioni antiche -

  Per capire perché l'Italia ha adottato il bidet con tale passione occorre fare un salto indietro di duemila anni. Il nostro rapporto privilegiato con l'acqua e l'igiene personale non è casuale, che affonda le sue radici nell'eredità romana che scorre nelle nostre vene, come l'acqua negli acquedotti che attraversano ancora la penisola.

Furono i Romani a inventare le terme, luoghi non solo di pulizia ma di civiltà, dove il bagno era rito sociale, momento di cura del corpo e dello spirito. Le thermae erano ovunque: dalle grandi città alle piccole guarnigioni di frontiera. Calidarium, tepidarium, frigidarium: il cittadino romano si immergeva nell'acqua più volte al giorno, considerando la pulizia del corpo inseparabile dalla dignità della persona.

Oltre il Vallo di Adriano, i Romani dicevano che "iniziavano i leoni" – i territori barbari dove mancavano le raffinatezze della civiltà latina. Oggi potremmo parafrasare: fuori dai confini italiani inizia la barbarie dell'assenza del bidet. Quella sensazione di spaesamento che ogni italiano prova aprendo la porta di un bagno a Londra, New York o Berlino e non trovando il fedele sanitario accanto al wc è la stessa che avrebbe provato un legionario romano costretto a lavarsi in un ruscello gelido della Britannia.

L'acqua corrente, le terme, gli acquedotti: Roma aveva portato la civiltà idraulica ai confini del mondo conosciuto. Quando l'Impero crollò, quella cultura non sparì completamente dalla penisola italiana. Si trasformò, si adattò, sopravvisse nei secoli fino a trovare, nel Novecento, una nuova incarnazione domestica: il bidet.

Le origini francesi (che l'Italia ha fatto proprie) -

 Contrariamente a quanto si possa pensare, questo sanitario per l'igiene intima non è nato in Italia. Le sue origini sono francesi e risalgono al Settecento. Il nome stesso tradisce la provenienza: "bidet" in francese antico indicava un piccolo cavallo, un pony, probabilmente per la posizione "a cavalcioni" con cui si utilizzava il primo modello, una sorta di catino mobile su gambe di legno. 

Le prime testimonianze documentate risalgono al 1710, quando il bidet compare negli inventari della corte francese. Era considerato un oggetto di lusso, presente nelle stanze da toletta delle nobildonne e nei boudoir più raffinati. Madame de Pompadour, l'influente amante di Luigi XV, ne possedeva diversi, decorati con porcellana di Sèvres. Ma in Francia, come nel resto d'Europa, il bidet rimaneva un accessorio per élite, spesso guardato con sospetto dalla morale borghese che lo associava ai bordelli.

Come l'Italia è diventata la patria del bidet -

 Se la Francia ha inventato il bidet, è l'Italia ad averlo adottato, perfezionato e reso popolare. E non è un caso: l'Italia ha semplicemente riconosciuto in quell'oggetto l'erede naturale della sua antica cultura termale. Il vero salto avviene nel XX secolo, quando l'Italia attraversa una profonda trasformazione sociale e igienica. Nel dopoguerra, durante il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, l'installazione del bidet diventa simbolo di modernità e progresso.

La vera svolta arriva con una normativa rivoluzionaria: nel 1975 una circolare ministeriale, poi consolidata in successive leggi edilizie regionali, rende il bidet obbligatorio in ogni bagno delle nuove abitazioni italiane. È un caso pressoché unico al mondo. Questa imposizione normativa trasforma il bidet da optional a standard, da lusso a diritto. Le aziende italiane di ceramica sanitaria ne hanno perfezionato il design e la funzionalità, rendendo il bidet un elemento di arredo non solo pratico ma anche elegante.

Tanto che l'Italia è il maggior produttore ed esportatore mondiale di bidet. Quella della ceramica sanitaria è un'industria manifatturiera di eccellenza, concentrata in un'area specifica del Paese: Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Qui operano 28 delle 31 aziende italiane del settore (dati di Confindustria Ceramica), che danno lavoro a circa 2.700 persone e producono ogni anno 3,2 milioni di pezzi tra sanitari, lavabi e, naturalmente, bidet.

Il bidet rappresenta uno dei prodotti di punta dell'export italiano: circa il 40% del fatturato del settore – che nel 2024 ha raggiunto i 414 milioni di euro, di cui 165 milioni dall'estero – deriva dalle vendite internazionali. L'Italia è il maggior produttore mondiale di questo componente della sala da bagno con un paradosso però: mentre esportiamo bidet in decine di Paesi, rimaniamo sostanzialmente gli unici a usarli quotidianamente. Il 97% delle case italiane ne è dotato – percentuale inarrivabile per qualsiasi altra nazione – mentre i nostri clienti all'estero spesso li acquistano più per modernità del bagno che per effettivo utilizzo. 

Un simbolo di civiltà (e di differenza culturale) -

 Per gli italiani il bidet rappresenta molto più di un semplice strumento per l'igiene del corpo. È un marcatore culturale, una prova tangibile della nostra attenzione alla pulizia personale, del nostro stile di vita. "Lavarsi il sedere" non è un tabù ma una prassi quotidiana, multipla, naturale come lavarsi i denti. È il gesto che accompagna la giornata e che in pochissimo tempo permette di sentirsi a posto senza dover svestirsi del tutto per fare una doccia o un bagno completi.

Questa consuetudine ci distingue nettamente dal mondo anglosassone, dove il bidet è pressoché sconosciuto o considerato un bizzarro vezzo europeo. Negli Stati Uniti, dove le atlete olimpiche guardano perplesse questo oggetto misterioso, meno del 10% delle abitazioni ne è dotato, sebbene il sanitario abbia appena ricevuto un endorsement importante: quello del neo sindaco di New York, Zohran Mamdani che nella sua residenza ufficiale valuta proprio di installare il bidet in tutti i bagni.

Nel Regno Unito la percentuale è simile a quella Usa. Persino in Francia, la madrepatria del bidet, solo il 40% circa delle case moderne lo prevede. Le ragioni di tale scarsità sono molteplici: culturali innanzitutto (il puritanesimo anglosassone ha sempre guardato con sospetto a pratiche legate alle parti intime), ma anche pratiche (bagni più piccoli, minor attenzione all'igiene intima rispetto a quella generale). E storicamente il bidet, associato nell'immaginario ai bordelli francesi, ha sofferto di uno stigma morale nei Paesi a maggioranza protestante. Mentre loro si accontentavano della carta igienica, noi italiani – fieri eredi dei Romani che non concepivano la pulizia senza acqua corrente – abbiamo preteso di più. 

L'imbarazzo degli stranieri (e il divertimento degli italiani) -

  Le reazioni degli atleti stranieri al Villaggio Olimpico di Milano-Cortina sono solo l'ultimo capitolo di una lunga serie di incomprensioni culturali. Sui social network circolano da anni video di turisti americani, britannici, australiani che scoprono il bidet negli hotel italiani con espressioni di sincero sconcerto.

La pattinatrice canadese Ivanie Blondin e l'hockeyista americana Taylor Heise hanno documentato la loro genuina confusione, scatenando milioni di visualizzazioni e commenti. Una giornalista statunitense ha addirittura mostrato la ricerca su Google: "How to use a bidet?", immortalando un momento di spaesamento culturale che ha fatto il giro del web.

Le evoluzioni tecnologiche del bidet -

 Mentre l'Occidente anglosassone ignora il bidet tradizionale, paradossalmente ha subito il fascino della sua evoluzione tecnologica messa a punto in estremo Oriente: il bidet elettronico giapponese, o washlet. Tali dispositivi, lanciati negli anni Ottanta, integrano nel wc funzioni di lavaggio con getti d'acqua, asciugatura ad aria e persino deodorizzazione.

In Giappone oltre l'80% delle abitazioni ne è dotato, e la tecnologia sta conquistando anche Stati Uniti e Nord Europa. È un caso curioso: società che hanno sempre rifiutato il bidet per pudore o pregiudizio accolgono entusiaste una versione hi-tech dello stesso concetto, purché non debba occupare spazio separato e non richieda di "spostarsi" dal wc. Anche in Italia il mercato dei sanitari intelligenti sta crescendo, ma il bidet tradizionale resiste. Non è solo abitudine: è identità. È il gesto di sedersi su quella ceramica fresca, di regolare la temperatura dell'acqua, di avere uno spazio dedicato alla cura di sé. 

Esportare la cultura del bidet: missione (quasi) impossibile -

 L'industria italiana ha provato per decenni a esportare non solo il prodotto ma anche la cultura del bidet. Con risultati alterni. In alcuni Paesi mediterranei (Spagna, Portogallo, Grecia) e in America Latina (soprattutto Argentina e Uruguay, con forti legami culturali con l'Italia) il bidet è abbastanza diffuso. Ma sfondare nei mercati anglosassoni si è rivelato quasi impossibile. Il bidet rimane un prodotto di nicchia, qualcosa che gli italiani vogliono nelle loro case anche all'estero (non è raro che emigrati italiani installino bidet in case americane o britanniche), ma che fatica a diventare mainstream.