A "Dritto e rovescio"

Meloni: "Doppiopesismo di certa magistratura rende difficile la sicurezza"

"C'è un problema di mentalità sbagliata, serve un approccio più duro da parte di tutti coloro che sono coinvolti"

© Ufficio stampa

"Penso" che ci sia "un doppiopesismo di certa parte della magistratura e penso che questo renda un po' difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Dritto e Rovescio, in onda su Rete 4. A Torino, spiega il premier "abbiamo due responsabili dimessi in libertà con obbligo di firma, e uno ai domiciliari. Qualche settimana fa ho già ricordato che un altro magistrato ha annullato il provvedimento di Daspo ai delinquenti che avevano devastato la stazione di Milano, perché sostenevano che fosse sproporzionato, perché se la gente ti devasta una stazione tu non gli puoi neanche dire "non ci puoi tornare", perché è sproporzionato.

Dall'altra parte, qualche giorno fa un agente spara a uno spacciatore che gli puntava al volto una pistola. Poi si è scoperto che la pistola era a salve" ma "chiaramente l'agente non lo può sapere. Quell'agente viene indagato per omicidio volontario, mentre il signore che è agli arresti domiciliari, quello è indagato per violenza contro pubblico ufficiale. Ma perché, scusi, portarsi un martello da casa e prendere a martellate la gente non è tentato omicidio?".

Un approccio più duro -

 "Non penso che esista una strategia per impedire che il governo possa essere efficace sulla sicurezza e poi prendersela con il governo, come sembra che delle volte la sinistra faccia. Ma c'è un problema di mentalità sbagliata, serve un approccio più duro, e serve un approccio più duro da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel garantire la sicurezza dei cittadini a ogni livello", ha aggiunto il premier, ospite alla trasmissione, dopo aver fatto l'esempio di un uomo arrestato "qualche mese fa ad Acerra" grazie a "un provvedimento molto efficace fatto dal governo sulla Terra dei Fuochi", e poi "poche ore dopo era libero".

La causa di giustificazione -

 Quanto alla norma introdotta dal decreto sicurezza della "causa di giustificazione", ha precisato: "Non è uno scudo penale. Scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente, quello ce l'hanno i centri sociali oggi in Italia". Secondo la misura, ha sottolineato, "semplicemente non c'è più l'obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che ti sei difeso. Vale per tutti - ha aggiunto - non solo per le forze dell'ordine".

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