Indagine condotta da Elisa Serrani

Industria musicale, troppi contenuti e poca notizia: perché la comunicazione discografica è in crisi

L’indagine condotta da Elisa Serrani di Music & Media Press su un campione di oltre 5.000 addetti ai lavori, fotografa una crisi di metodo nelle media relations discografiche e apre il dibattito su un nuovo modello di comunicazione basato su dialogo e rilevanza.

© Ufficio stampa

Il mercato musicale italiano continua a crescere in termini di produzione e pubblicazioni, ma la sua comunicazione mostra segnali sempre più evidenti di affanno. L’aumento esponenziale dei contenuti immessi nel sistema ha generato un sovraccarico informativo che rende sempre più difficile, per le redazioni, distinguere ciò che è realmente notiziabile da ciò che è semplicemente presente.

A confermarlo sono i risultati della recente indagine svolta da Elisa Serrani, CEO dall’agenzia di PR Music & Media Press, sul rapporto tra uffici stampa e media, condotta su un campione di oltre 5.000 addetti ai lavori tra giornalisti, responsabili di redazione e direttori artistici. Il dato che emerge è un paradosso strutturale: più cresce il volume delle uscite discografiche, più si riduce la capacità del sistema di attribuire valore alle singole notizie.

Secondo l’analisi, il modello tradizionale di invio stampa massivo ha progressivamente perso efficacia. L’automatizzazione dei flussi comunicativi, unita all’utilizzo di comunicati standardizzati, ha trasformato l’attività di media relations in un processo quantitativo, spesso privo di strategia e di reale mediazione editoriale. Un approccio che, anziché facilitare il dialogo con i media, contribuisce a saturarlo.

Le redazioni segnalano una crescente difficoltà nel filtrare le informazioni in arrivo, con il rischio concreto che progetti di qualità vengano penalizzati non per mancanza di contenuto, ma per l’incapacità del sistema di metterli a fuoco all’interno di un contesto sovraffollato.

Secondo Serrani, professionista attiva da oltre vent’anni nella comunicazione musicale, il nodo centrale non riguarda la quantità di musica prodotta, ma la perdita di metodo nella sua narrazione pubblica.

«Il sistema della comunicazione musicale ha progressivamente smesso di funzionare come collante tra artisti, media e pubblico, diventando in molti casi un ostacolo», spiega. «I dati mostrano chiaramente che l’eccesso di comunicati indistinti non aumenta la visibilità, ma indebolisce il valore stesso della notizia. Senza una mediazione professionale fondata su criteri di rilevanza e responsabilità editoriale, il rumore di fondo finisce per danneggiare l’intera filiera».

Dall’indagine si evince la necessità di un cambio di paradigma: non una riduzione della produzione musicale, ma una riorganizzazione dei processi di comunicazione. L’obiettivo indicato dagli operatori coinvolti è il passaggio verso un modello basato sulla selezione, sull’architettura del racconto e su una gestione più consapevole del rapporto tra informazione e promozione.

In un contesto in cui l’attenzione è diventata una risorsa scarsa, la comunicazione musicale è chiamata a interrogarsi sul proprio ruolo: tornare a essere uno strumento di orientamento e di senso, capace di valorizzare i contenuti, anziché moltiplicarli senza gerarchia.