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Camere, 5 fumate nere per eleggere i presidenti

Una montagna di schede bianche di Pd, Pdl e montiani. Nulla di fatto anche al vertice notturno di Lista Civica. Il presidente Napolitano lavora a un governo "di scopo" per occuparsi della crisi economica e delle riforme

LaPresse

La prima giornata della XVII° legislatura si è conclusa con 5 fumate nere per la scelta dei presidenti delle Camere. Nelle tre votazioni a Montecitorio e nelle due di palazzo Madama una montagna di schede bianche: 450 alla Camera, 223 al Senato. Linea scelta da Pd, Pdl e montiani. Intanto, il presidente Napolitano lavora per un governo in grado di affrontare le emergenze economiche e varare alcune riforme istituzionali a partire dal Porcellum.

Grillo: "Nessun accordo con Pd e Pdl" - La scelta dei vertici del Parlamento per il presidente Giorgio Napolitano è il primo passo verso la nascita di un governo "di scopo". Ma l'esordio ha visto le barricate di schede bianche da un lato e dei voti dell'M5S ai propri candidati: Roberto Fico a Montecitorio (113 voti il suo miglior risultato nelle tre votazioni) e Luis Alberto Orellana a Palazzo Madama (52 voti). Beppe Grillo non ascolta gli appelli del segretario Pd a non perdere tempo e a dare un governo all'Italia, e ripete alla tv pubblica tedesca che non farà nessun accordo "con il partito di Bersani o di Berlusconi".

La mossa di Monti - Tra le novità della giornata anche la mossa di Mario Monti. In serata sale al Colle dal Capo dello Stato. Al Quirinale prospetta di lasciare la guida del governo, farsi eleggere alla presidenza del Senato e poi ottenere un nuovo incarico per dar vita a un bis del suo esecutivo di larghe intese. Una via poco apprezzata già all'interno del suo movimento Scelta Civica e ritenuta anche impraticabile per il Pd perché esporrebbe l'Italia a un vuoto nella guida del governo e darebbe un'immagine di instabilità all'estero e sui mercati.

Berlusconi: "Pdl fuori da spartizioni" - Questa opposizione di Pier Luigi Bersani fa reagire anche Silvio Berlusconi che forse sperava in un nuovo governo di larghe intese in cui entrare anche con il Pdl. Così, accusando i democratici di irresponsabilità, il leader del Pdl annuncia che il suo partito si chiama fuori "da ogni trattativa di spartizione delle principali cariche istituzionali". Poi precisa che "se ci sono persone con la testa sulle spalle il governo non solo si farà ma si deve fare".

Pd vuole la Finocchiaro al Senato e un montiano alla Camera - Intanto, sabato si torna al voto per i vertici del Parlamento. Il progetto che si profila nel Pd è di eleggere un montiano alla Camera (Lorenzo Dellai o Renato Balduzzi) e la democratica Anna Finocchiaro al Senato. Finocchiaro che potrebbe formare un governo istituzionale con alcuni obbiettivi circoscritti.

Salta intesa montiani sui nomi - In serata Mario Monti ha riunito gli esponenti di Scelta Civica per un vertice che si è concluso nella notte con un nulla di fatto. Nessuna intesa è stata raggiunta sui nomi dei presidenti delle Camere. L'ipotesi di un montiano a Montecitorio in tandem con la democratica Anna Finocchiaro al Senato si allontana e si prospetta un nuovo voto con schede bianche.

I partner Ue preoccupati: "Fare un governo in fretta" - Napolitano vorrebbe concludere la vicenda anche perché sente la pressione europea e della crisi. Monti di ritorno dal Consiglio europeo di Bruxelles ha riferito al Capo dello Stato che l'Europa guarda stupefatta alle vicende italiane e che partner potenti come la Cancelliera Merkel chiedono di fare in fretta un governo. Questo in un quadro di un debito pubblico da record, ben 2022 miliardi di euro pari a 34 mila euro a testa, con circa 167 negozi che ogni giorno chiudono i battenti. Ciò mentre, il governatore della Bce, Mario Draghi, proprio oggi ha denunciato che "la crescita della produttività in Italia è al palo, ai minimi fra i big dell'Eurozona".

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