Con una firma, dopo uno stallo estenuante durato mesi, Donald Trump ha posto fine allo shutdown. È passato per il rotto della cuffia, con 217 voti a favore e 214 contrari alla Camera dei rappresentanti, il disegno di legge con cui Washington ha riaperto i rubinetti ai finanziamenti per il governo federale. Era dal primo ottobre che le attività governative erano paralizzate, costringendo la Casa Bianca a mandare a casa diversi dipendenti o a chiedere loro di lavorare senza stipendio.
Perché era scattato lo shutdown -
Il cosiddetto government shutdown si verifica dunque quando il Congresso statunitense non riesce trovare un accordo per approvare la legge di bilancio, necessaria a finanziare la macchina federale entro la scadenza fissata. In tale caso le agenzie governative devono interrompere le attività non essenziali finché non viene fornita una nuova autorizzazione di spesa. È proprio quell'accordo che per diverse settimane non è mai stato raggiunto, almeno fino alla mattinata di martedì 3 febbraio.
Lo shutdown minore e gli accordi mancanti sull'Ice -
A sancire la fine ufficiale del blocco delle attività governative federali è stata la firma di Donald Trump, che ha così promulgato la legge di bilancio americana. Il pacchetto di misure garantirà finanziamenti al governo federale fino alla fine di settembre. Con questa firma, in realtà, Trump ha chiuso definitivamente i conti con uno shutdown più breve. A metà novembre, infatti, il Congresso si era accontentato di una Continuing resolution che garantiva finanziamenti per due mesi e mezzo fino al 30 gennaio. Negli scorsi giorni un nuovo brevissimo stop, prima del via libera. Questa volta definitivo al netto di qualche dettaglio da limare a posteriori, come i fondi da destinare all'Agenzia anti-immigrazione. Proprio per questo il Dipartimento per la sicurezza interna - quello che ha tra i suoi bracci operativi anche l'Ice - dovrà rimanere a secco ancora per due settimane.