L'inchiesta

Epstein files, spunta un figlio segreto dell'ex finanziere | I Clinton pronti a testimoniare alla Camera Usa

Stando a quanto emerge dal New York Post, a "fare la spia" di questo presunto figlio sarebbe stata Sarah Ferguson

Jeffrey Epstein potrebbe aver avuto un figlio tenuto segreto tutto questo tempo. È quanto emerge nelle milioni di pagine pubblicate dipartimento di Giustizia sul caso dell'ex finanziere che, ora, ha ufficialmente oltrepassato l'oceano arrivando in Europa. Stando a quanto emerge dal New York Post, a "fare la spia" di questo presunto figlio sarebbe stata Sarah Ferguson, l'ex moglie di Andrea Mounbatten-Windsor (il fratello di re Carlo), che in due email datate 21 settembre 2011 scrive: "Ho saputo dal Duca che hai avuto un maschietto. Anche se non ci siamo più sentiti, ti sono sempre vicina con affetto, amicizia e congratulazioni per la nascita del tuo bambino. Sarah xx".

All'epoca l'ex finanziere pedofilo era già stato condannato per rapporti con una minorenne, ma ufficialmente non è mai stato dimostrato che Epstein si sia riprodotto. Nonostante ciò, dopo la sua morte oltre 100 persone si sono fatte avanti sostenendo di essere suoi figli e tentando di rivendicare una parte della sua eredità. Nelle tante comunicazioni tra Sarah e il finanziere c'è anche un inquietante accenno a un "weekend di sesso" trascorso dalla figlia Eugenie che, assieme alla sorella Beatrice, svolge ancora attività di rappresentanza per la famiglia reale.

Pubblicate foto delle vittime non censurate -

 E mentre si continua a scavare nel passato e nonostante il dipartimento di Giustizia avesse arruolato oltre 500 avvocati per censurare tutti i dati sensibili, tra le milioni di pagine pubblicate sono state diffuse per errore almeno 40 foto di giovani donne e adolescenti nude non censurate, molte minorenni quando subirono gli abusi. In alcune di queste immagini si intravede l'isola privata di Epstein, altre sono state scattate in camere da letto o in spazio interni.

L'inchiesta arriva in Europa -

 Con la nuova pubblicazione il caso si allarga a macchia d'olio, investendo anche il vecchio continente. In particolare, oltre che una stretta amicizia con l'ex principe Andrea e "Ferg" come viene definita l'ex moglie del reprobo dei Windson che definiva Epstein "il fratello che avrebbe sempre voluto", emerge anche come l'ex finanziere morto suicida in carcere nel 2019, non solo tenesse una corrispondenza quotidiana con Steve Bannon, potente consigliere di Donald Trump, ma anche con Terje Rød-Larsen, il diplomatico norvegese che fu tra i negoziatori degli accordi di Oslo. In più, riusciva a ottenere memo riservati del governo britannico da Peter Mandelson, e accoglieva nella sua magione newyorchese l’ex ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire.

Trump: "Mai stato sull'isola" -

 Intanto, Donald Trump minaccia di denunciare il presentatore dei Grammy Awards, Trevor Noah, per aver scherzato sulla sua frequentazione sull'isola degli orrori: "Non ci sono mai stato", assicura. Questo nonostante nelle carte Donald Trump sia menzionato ben 3.200 volte. In alcuni casi, mette in evidenza il New York Times, il nome del presidente era in articoli che Epstein e i suoi amici si scambiavano, altre volte compariva nelle email in cui l'ex finanziere parlava delle elezioni del 2016.

I Clinton pronti a testimoniare -

 Intanto l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la moglie Hillary Clinton hanno accettato di testimoniare sotto giuramento nell'inchiesta parlamentare sui rapporti con il finanziere Jeffrey Epstein, dopo mesi di scontro con il presidente repubblicano della commissione di vigilanza della Camera, James Comer. Clinton, lo ricordiamo, apparirebbe in numerosi scatti nei file di Epstein, sia in contesti privati e che di viaggio negli anni '90 e 2000.

L’offerta dei Clinton è arrivata alla vigilia del voto parlamentare che potrebbe portare alla loro incriminazione per oltraggio al Congresso, come riporta il New York Times. Per mesi la coppia aveva insistito sul fatto che non avrebbe ottemperato alle citazioni a comparire del deputato Comer, repubblicano presidente della commissione, che avevano definito "invalide e legalmente inapplicabili". I due lo avevano accusato di far parte di un piano volto a prenderli di mira come avversari politici del presidente Trump e avevano promesso di combatterlo sulla questione per tutto il tempo necessario.

Tuttavia, dopo che alcuni democratici della commissione si sono uniti ai repubblicani in un voto per incriminarli per oltraggio, i Clinton hanno accettato di testimoniare. In un'email gli avvocati dell'ex presidente e della moglie, hanno comunicato che i loro clienti "parteciperanno alle deposizioni in date concordate reciprocamente" e hanno chiesto che la Camera non proceda con il voto sull'oltraggio, previsto per mercoledì.

Dal canto suo il deputato James Comer, presidente della Commissione di vigilanza, avrebbe respinto l'offerta definita "irragionevole", precisando che "quattro ore di testimonianza da parte di Clinton sono insufficienti, dato che si tratta di una persona loquace che potrebbe cercare di far scadere i tempi". Oltre che frustrante in quanto sarebbe un "affronto al desiderio di trasparenza del popolo americano".

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