"Non posso rimanere fedele al celibato, voglio una famiglia", scrive così l'ormai ex parroco Giovanni Gatto nella lettera lunga lettera indirizzata a Papa Leone XIV e all'arcivescovo dell'Aquila monsignor Antonio d'Angelo, e scritta per comunicare la dispensa dal sacerdozio, ovvero volontà di sciogliere il voto di fede. Una scelta difficile, "arrivata al termine di una profonda riflessione" scrive il 51enne originario di Montebelluna, nel Trevigiano, e che per 20 anni è stato parroco della frazione aquilana di Tempera.
Come raccontato al Corriere del Veneto, l'ex prete ha deciso di scrivere al Papa sia perché, per comunicare una tale decisione, c'è un obbligo formale, ma anche per il suo bene: "Per il diritto canonico è obbligatorio: quando si chiede lo scioglimento dei voti si devono spiegare al pontefice le motivazioni. Ma soprattutto l’ho fatto perché un lungo percorso umano, spirituale e psicologico ho capito che, per il mio bene e la mia serenità non riesco più a fare il prete e quindi a stare solo".
"Ho avuto relazioni prima e dopo essere diventato parroco" -
Lo ammette senza remore Giovanni Gatto: "Il celibato all’inizio l’ho anche accolto serenamente, poi con gli anni è diventato un peso. Ho avuto più relazioni, prima e dopo essere diventato parroco. Le ho vissute anche mentre ero prete. Nel 2006 ne ho iniziata una con una donna della mia parrocchia e si è protratta a lungo". Sottolineando anche che: "Non sono l’unico: ci sono migliaia di sacerdoti che intrattengono rapporti con donne o con un uomini" e riaprendo così il dibattito sulla possibilità per i sacerdoti cattolici di avere una famiglia, ovvero di sposarsi, attualmente limitata dal Codice di Diritto Canonico, nonostante ci siano eccezioni.
"Una decisione presa dopo anni di solitudine" -
A far maturare l'idea di lasciare il sacerdozio sono stati alcuni anni difficili che Gatto ha dovuto superare solo e anche dopo "una malattia molto grave che ho avuto nel 2022, quando mi parlavano di morte e mi sono ritrovato in carrozzina, da solo in casa. In quel momento ho capito che avevo bisogno di qualcuno accanto. È diventato evidente che questa vita non era sostenibile per me. È stata una presa di coscienza molto concreta, non teorica".
"La Chiesa mi è stata vicina" -
Un periodo, quello in cui meditava di lasciare i voti, dove l'ex parroco si è messo fortemente in discussione, recandosi anche a Roma "per un cammino individuale e terapia di gruppo" e lavorando per un anno su sé stesso assieme a professionisti e figure ecclesiali. E proprio da questo punto di vista ci tiene a sottolineare: "La Chiesa mi è stata molto vicina. In questo momento posso dire che è stata madre. Mi ha seguito, mi ha aiutato, mi ha accompagnato".
"Non sono innamorato" -
"Lo preciso con chiarezza: non c’è nessun innamoramento in corso. Ci sono state donne che si sono fatte avanti, ma oggi voglio concentrarmi su me stesso e sul mio futuro" dice. E per ricominciare sceglie la sua Montebelluna, dove cercherà "una vita più vera e umana", inseguendo il sogno di diventare papà: "Sì, voglio diventare padre. Non ci vedo nulla di male e l’ho ammesso, semplicemente. È la verità".