La strage di Capodanno

Crans-Montana, tutte le omissioni: dalle mancate autopsie ai rimborsi mai arrivati | Ora la riesumazione delle salme?

Ora la procura svizzera cerca di correre ai ripari perché in un eventuale processo non sarebbero definite le cause della morte delle vittime

© Afp

Proseguono le indagini sul rogo di Crans-Montana della notte di Capodanno, dove hanno perso la vita 41 giovani e altri 116 sono rimasti feriti: mentre l'Italia attende ancora gli atti e risposte concrete dalla procura di Sion, le omissioni della prima fase delle indagini continuano a condizionare l'inchiesta, come scrive Il Messaggero. A cominciare dalle autopsie mai eseguite, che ora l'ufficio guidato da Beatrice Pilloud vorrebbe disporre, riesumando le salme, perché in un eventuale processo non sarebbero definite le cause della morte delle vittime. Una questione che sta suscitando molte polemiche. Ma non è l'unica: l'altra riguarda i fondi assicurati dal Cantone vallese come primo rimborso alle famiglie. Dieci mila euro ciascuno per sostenere le spese, che non sono ancora arrivati.

Le autopsie mai eseguite e le possibili riesumazioni -

 La causa dei decessi è centrale in un eventuale processo a carico dei coniugi Moretti, titolari del "Le Constellation", e dei dipendenti del Comune di Crans-Montana, indagati per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi. Ma i certificati di morte non specificano le ragioni dei decessi. Non solo: gli esami tossicologici sulle giovanissime vittime sarebbero stati indispensabili anche per contestare ai proprietari del bar la somministrazione di alcolici a minorenni, una legge che Moretti aveva già violato cinque anni fa.

La polemica riguarda anche le modalità con cui ora la procura - che a 15 giorni dall'incidente aveva sollecitato la polizia a individuare le vittime non ancora seppellite, per poi sequestrare in extremis i corpi di due ragazzi nelle camere ardenti - vorrebbe riparare all'errore. L'autopsia sarà eseguita solo nei casi in cui le famiglie ne facciano esplicita richiesta. Gli avvocati Romain Jordan e Ronald Asmar, che rappresentano alcuni parenti, hanno criticato la scelta di attribuire ai familiari questa dolorosa responsabilità. E hanno sottolineato che se adesso la procura disponesse le riesumazioni, ammetterebbe il proprio errore: "Il dovere dell'autorità inquirente - spiegano - è condurre in autonomia le indagini. E decidere cosa sia necessario fare".

I rimborsi mai arrivati -

 Lo scorso 14 gennaio, il Consiglio di Stato vallesano aveva annunciato un rimborso forfettario di 10 mila franchi per ogni vittima e per i feriti dell'incendio. Ma i fondi non sarebbero arrivati: a raccogliere le testimonianze è stato il quotidiano del Cantone tedesco Blick, che ha intervistato la mamma di due ragazze ancora ricoverate. Una delle due, di vent'anni, si trova in una clinica specializzata a Morges, nel Canton Vaud, mentre l'altra, diciottenne, in una clinica di Sion. "Le bollette continuano ad arrivare e anche le rate dell'assicurazione sanitaria", ha raccontato la signora, che con il marito ogni giorno fa la spola tra i due ospedali: la mattina i due genitori vanno a trovare una delle due giovani, il pomeriggio stanno con l'altra, poi "la sera con nostra figlia più piccola", che ha 14 anni. Per loro, rivela Blick, non è ancora arrivato alcun aiuto.

Dopo così tanti giorni, anche le spese dei pasti, consumati fuori casa, sono diventate un problema: "I soldi scarseggiano, questi costi li sosteniamo ancora", ha aggiunto la donna che, come il marito, ha dovuto mettersi in malattia dal lavoro. La famiglia prevede poi di dover investire risorse nel recupero psicologico delle figlie, per "elaborare ciò che hanno vissuto, non hanno subito solo danni fisici". I ritardi nell'erogazione dei fondi sarebbero dovuti a procedure burocratiche, dall'identificazione di chi ha perso la vita e dei parenti, che non si erano messi in contatto con le autorità, alle verifiche sullo stato civile delle persone maggiorenni decedute. Al momento, sono state "completate 45 pratiche" e, secondo quanto rivelato a Blick dal funzionario responsabile dei servizi sociali del Canton vallese, adesso almeno in questi casi i soldi dovrebbero essere erogati. Ed entro la fine della prossima settimana l'ufficio dovrebbe completare tutte le pratiche.

Gli interrogatori delle prossime settimane -

 Questa settimana saranno interrogati Ken Jackemoud, il precedente responsabile della sicurezza del Comune, anche lui indagato, e Cristopher Balet, attualmente a capo dell'ufficio. L'11 e il 12 toccherà a Jacques Moretti e a sua moglie Jessica Maric. Questi atti si svolgeranno, per questioni di spazio, nell'aula magna del Campus Energypolis, polo svizzero della ricerca energetica. Il 16, in qualità di testimone, sarà invece sentito David Vocat, capo dei vigili del fuoco che nel 2018 eseguì l'ispezione al "Le Constellation", senza segnalare la schiuma fonoassorbente infiammabile che è stata causa del rogo: il suo status potrebbe però cambiare.

La 41esima vittima -

 Intanto emerge che la 41esima vittima, il 18enne svizzero morto sabato all'ospedale universitario di Zurigo, sarebbe stata uccisa da una grave infezione ospedaliera. L'agente patogeno era stato individuato nell'ospedale nel 2022, ma solo nel 2024 la notizia era stata resa pubblica. Il batterio, più frequente nei reparti grandi ustionati, è estremamente pericoloso e riduce le possibilità di sopravvivenza delle vittime di ustioni di circa il 50%. La preoccupazione riguarda ora altri quattro ragazzi, rimasti feriti nel rogo, che lo avrebbero contratto. Anche questa è una fonte di accese polemiche.

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