Nata nel 2022 dall'unione di importanti realtà vitivinicole italiane, Argea è oggi uno dei principali gruppi del vino a livello nazionale e internazionale. Con un portafoglio che comprende marchi storici e denominazioni rappresentative di diversi territori italiani, il gruppo esporta in oltre 85 Paesi e rappresenta un modello integrato che unisce produzione, innovazione e distribuzione. Nel corso degli ultimi anni Argea ha accelerato il proprio percorso di crescita attraverso un modello industriale integrato, investimenti strategici e operazioni mirate di espansione. Con una struttura solida e una visione orientata al lungo periodo, Argea rappresenta oggi un polo di riferimento del vino italiano nel mondo. L'Amministratore Delegato Massimo Romani racconta a Tgcom24 l'evoluzione dell'azienda e le prospettive future.
Con oltre 85 mercati internazionali e un portfolio che va dal Prosecco all'Alta Langa, Argea rappresenta oggi un "sistema vino italiano" unico nel suo genere. Come riuscite a mantenere coerenza e identità tra le diverse anime del gruppo?
Argea nasce con l'obiettivo di aggregare il meglio del vino italiano per valorizzarlo sui mercati internazionali. È questo il motivo per cui ci definiamo "The Anthology of Italian Wines". Per mantenere coerenza e identità tra realtà molto diverse, abbiamo costruito una struttura basata su tre cluster – Artists, Narrators ed Explorers – che ci permette di dare ordine e personalità al nostro portafoglio. Gli Artists rappresentano le eccellenze più riconosciute, quelle capaci di distinguersi nello scenario enologico nazionale e internazionale grazie alla forza dei loro terroir. I Narrators raccolgono i vini che raccontano un luogo, una storia, una tradizione: sono l'anima conviviale e territoriale di Argea. Gli Explorers, invece, interpretano la nostra spinta verso l'innovazione e la creatività. Sono etichette che rompono gli schemi e sperimentano nuovi linguaggi del vino. Questo modello ci consente di valorizzare ogni brand senza snaturarlo, mantenendo al contempo una direzione strategica chiara e riconoscibile.
Nel 2025 Argea ha acquisito WinesU, importatore storico di vini italiani negli Stati Uniti. Quali sono le prospettive di crescita su questo mercato e come cambia la strategia commerciale del gruppo con una presenza diretta oltreoceano?
Nonostante le difficoltà legate ai dazi imposti dall'Amministrazione Trump, gli Stati Uniti restano il nostro mercato più importante, rappresentando il 27% dell'export complessivo. I primi mesi del 2026 saranno fondamentali per capire come reagiranno i consumatori statunitensi alle tariffe e da lì potremo definire strategie più mirate. L'acquisizione di WinesU ha tuttavia già cambiato il nostro approccio: avere una presenza diretta negli USA ci permette di essere più veloci nel leggere i trend, adattare le politiche commerciali e lavorare sulla premiumizzazione dei nostri marchi. È un presidio strategico che offre a tutto il gruppo maggiore controllo e capacità di manovra in un mercato chiave.
Gli Stati Uniti rappresentano oggi il principale mercato per valore e volumi. Quali sono le nuove tendenze di consumo che state osservando e come intendete intercettarle con il vostro portafoglio di brand?
Gli Stati Uniti continuano a essere un laboratorio anticipatore delle tendenze mondiali. Tra i trend più evidenti c'è sicuramente quello dei NoLo (no e low alcohol), molto popolare soprattutto tra i consumatori più giovani, che cercano vini meno strutturati, con gradazioni più basse o completamente prive di alcol. Un altro segmento in forte crescita è quello dei ready to drink (RTD). Su entrambi i fronti stiamo lavorando in modo molto deciso: a Vinitaly 2024 abbiamo presentato la prima gamma italiana composta da otto vini no alcol. In tempi più recenti, abbiamo sviluppato prodotti come il Mimosa, che unisce succo d'arancia siciliana e spumante Botter, e stiamo riformulando alcune etichette abbassando la gradazione per intercettare queste nuove abitudini di consumo.
L'acquisizione di WinesU vi permette di presidiare meglio la distribuzione e il posizionamento dei vostri marchi premium. Quali saranno le etichette su cui punterete per consolidare l'immagine del vino italiano negli Usa?
Ci concentreremo in modo particolare su Zaccagnini e sulla sua iconica linea Tralcetto, già best seller negli Stati Uniti, consolidando il successo del Montepulciano e del Pinot Grigio e introducendo la novità della versione analcolica. Allo stesso tempo, continueremo a investire sulla linea Brilla!, il nostro prosecco che riscuote grande apprezzamento tra i consumatori americani.
Nel 2024 avete presentato la vostra prima "squadra" di vini no-alcol italiani, una proposta che unisce innovazione tecnologica e valorizzazione dei vitigni. Come sta reagendo il mercato a questa categoria e quali sviluppi prevedete?
Siamo stati i primi a proporre un'antologia completa di otto vini no alcol e questo ci ha permesso di posizionarci come riferimento nel segmento. La reazione del mercato è stata molto positiva: tutta la produzione è stata venduta, un segnale chiaro di interesse crescente. Riteniamo che il trend continuerà a espandersi, pur restando una nicchia. Ma è una nicchia strategica, soprattutto in un mercato globale che chiede innovazione, leggerezza e alternative di consumo. Per questo, e per rimanere competitivi, continueremo a investire nella categoria.
Il segmento NoLo (No e Low Alcohol) è in forte crescita a livello globale. In che misura Argea intende ampliare l'offerta in questo ambito e quale ruolo giocano le diverse cantine del gruppo nel progetto?
Continueremo ad ampliare la gamma. Abbiamo appena lanciato Brilla! 0.0, uno spumante pensato per una bevuta fresca e conviviale senza alcol, e riteniamo che molte altre cantine del gruppo possano continuare a esprimersi con successo anche in una variante no alcol. Il prossimo passo sarà strategico: appena il quadro normativo sarà più chiaro, intendiamo investire nella costruzione di un impianto di dealcolazione in Italia, così da presidiare internamente l'intero processo.
Argea è impegnata su una forte traiettoria di sostenibilità e innovazione, come dimostra il progetto Gualdo di Poderi dal Nespoli, primo vino biosimbiotico progettato in ecodesign. Quanto è importante oggi legare l'innovazione di prodotto alla sostenibilità ambientale?
Per noi è essenziale. Crediamo che la sostenibilità non sia un costo, ma un investimento che genera valore: nei processi, nei prodotti, nella relazione con le persone con cui lavoriamo e con i consumatori. Gualdo biosimbiotico ne è la dimostrazione: nasce in vigna grazie alle micorizze che rafforzano la pianta e continua in ogni elemento del packaging – tappo, etichetta, vetro alleggerito – progettato per ridurre l'impatto ambientale. Ma per noi sostenibilità è anche responsabilità sociale. Con il Patto di sostenibilità della filiera del vino supportiamo i nostri fornitori nel miglioramento di qualità, sicurezza, tracciabilità e condizioni di lavoro.
Il vostro approccio all'ecodesign tocca tutto il ciclo produttivo, dal tappo al vetro. Come state integrando questi principi nei brand del gruppo e quali risultati avete già riscontrato in termini di riduzione dell'impatto ambientale?
Il progetto pilota di Gualdo biosimbiotico ci ha permesso di testare l'ecodesign lungo l'intera filiera. Le 10mila bottiglie prodotte integrano una capsula, un tappo, un'etichetta e una bottiglia ridisegnati per minimizzare l'impatto ambientale. L'alleggerimento del vetro – pari al 16% – è uno dei risultati più significativi.
Guardando al futuro, quali sono le prossime direttrici di sviluppo: nuove acquisizioni, focus sull'export o potenziamento dei segmenti a più alto valore aggiunto?
L'evoluzione del gruppo seguirà un equilibrio tra diversi assi strategici. Continuiamo a valutare acquisizioni che completino la nostra presenza geografica, mentre lavoriamo all'integrazione di WinesU per ottimizzare la nostra posizione negli Stati Uniti.