ORIENTAMENTO

Iscrizioni scuola: 5 (validi) motivi per non andare al Liceo

Mentre la corsa ai licei non accenna a rallentare, il mercato del lavoro è a caccia disperata di tecnici e professionisti. Ecco alcuni dei motivi per non scegliere il liceo “con il pilota automatico”

© Ansa

Scegliere di iscriversi un istituto tecnico - per non parlare dei professionali o degli IeFP - sembra essere diventata una sorta di condanna (sociale): i dati parlano chiaro, una decade fa si iscriveva al liceo poco più del 40% degli studenti, oggi invece siamo oltre il 50% (abbondante).

Peccato che questo non sia tradotto in un incremento (significativo) di laureati - siamo ancora a quota 32% tra i giovani - mentre nel contempo ci siamo impoveriti di tecnici specializzati e artigiani. Così, il paradosso è servito: mancano sia gli ingegneri che gli idraulici.

Per questo il bivio che si pone alla fine della terza media tra istruzione teorico-culturale e tecnico-professionale diventa fondamentale: ecco perché il direttore di Skuola.net, Daniele Grassucci, propone agli studenti, ma soprattutto agli adulti che gli stanno accanto, qualche spunto per mettere in crisi quel dogma, professato da 1 genitore su 2, secondo cui i percorsi liceali siano la scelta migliore, se non l’unica possibile.

1. Il Liceo non basta più (quasi mai)

Sia chiaro: il Liceo resta una palestra formidabile per la mente. Ma, purtroppo, non rilascia un pass per entrare subito in campo.

Il diploma liceale è, per sua natura, incompleto: richiede necessariamente uno step successivo, che sia l'Università o un percorso di alta specializzazione come gli ITS Academy.

I dati del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, su questo, sono eloquenti. E confermano il medesimo trend ormai da anni: anche per il prossimo quinquennio, chi si ferma al diploma liceale ha margini di occupabilità immediata ridottissimi (intorno al 30%).

Scegliere uno di questi percorsi, quindi, significa firmare una cambiale a lunga scadenza: bisogna esserne consapevoli, soprattutto considerando che i tassi di abbandono universitario restano preoccupanti e che l’età media in cui si completa un ciclo universitario quinquennale - anche questo quasi un must - è di intorno ai 27 anni secondo i dati AlmaLaurea.

2. I "tecnici" vincono la legge della domanda e dell'offerta

Se cercate un lavoro "a prova di futuro", guardate dove c'è carenza. I report occupazionali del 2026 certificano che per i profili tecnici e professionali il rapporto tra domanda e offerta è spesso a favore del candidato.

Tradotto: ci sono più posizioni scoperte che persone pronte a ricoprirle. Consultare il sito informativo “Che ci faccio col diploma?”, realizzato da Unioncamere insieme al portale Skuola.net, può essere un buon punto di partenza per avere un quadro chiaro in termini numerici.

Inoltre, sfatiamo un mito: l'Intelligenza Artificiale e la robotizzazione stanno trasformando questi mestieri, non li stanno cancellando. Anzi, la capacità di unire il sapere tecnologico alla manualità qualificata è qualcosa che nessun algoritmo può (ancora) replicare.

Soprattutto in comparti ad alto valore aggiunto, di cui il nostro Paese è pieno - aerospazio, tessile e moda, farmaceutico, meccatronica, meccanica di precisione, costruzioni di tutti i tipi, e così via -, un tecnico specializzato alle volte arriva nemmeno a sporcarsi le mani (come si suol dire) ma gestisce processi complessi e digitalizzati: per le aziende, specie quelle che innovano, si tratta di un vero e proprio tesoro di competenze.

3. La riforma del 4+2 per gli istituti tecnici e professionali

Grazie alla recente riforma dell’istruzione tecnico professionale, stanno aumentando e aumenteranno ancora gli istituti che offrono percorsi di durata quadriennale.

Il diploma viene conseguito in 4 anni anziché nei consueti 5. Questo per via di un approccio innovativo, grazie al quale vengono raggiunti gli stessi traguardi di competenze esattamente dodici mesi prima.

Parte del merito è dovuto al fatto che questi percorsi sono inseriti in una filiera di imprese e ITS Academy del territorio, che garantiscono una didattica di alto profilo, con FSL (l’ex alternanza scuola lavoro) di qualità, svolti in azienda, e docenti che provengono anche dal mondo del lavoro e da esperienze di livello internazionale.

Una volta conseguito il titolo, peraltro, gli studenti possono comunque decidere di andare all’università o di entrare nel mondo del lavoro. Oppure di perfezionare ulteriormente le loro capacità e conoscenze, per altri due anni, negli Istituti Tecnologici Superiori della filiera di riferimento.

4. IeFP: i "super-pratici" sono introvabili

C'è poi un mondo spesso sottovalutato, quello dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) di competenza regionale. Se i tecnici vanno a ruba, le qualifiche triennali o quadriennali sono letteralmente "introvabili". Qui il rapporto tra offerte di lavoro e candidati disponibili tocca picchi di 2 a 1.

Stiamo parlando di elettricisti evoluti, meccatronici, operatori della logistica avanzata, professionisti del wellness: figure che il mercato paga sempre meglio proprio a causa della loro scarsità. Scegliere questa strada non è perciò un ripiego, è un investimento su una carriera sicura.

5. L'Università conviene... ma non tutte le lauree sono uguali

Il mercato, in ogni caso, continua ad aver bisogno di laureati. Ma non di qualsiasi laureato. Se il Liceo è la strada maestra per formarsi in tal senso, bisogna però guardare in faccia la realtà: le lauree STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) e quelle in ambito medico-sanitario continuano a garantire ritorni economici e occupazionali nettamente superiori.

Per le aree umanistiche o giuridiche, invece, la competizione è feroce e gli stipendi d'ingresso faticano a decollare. In un futuro dominato dall’AI anche questo tipo lauree si rivaluteranno - serviranno sempre persone in grado di analizzare scenari e soluzioni complesse proposte dagli algoritmi - a patto di non limitarsi alla ricerca dei soliti posti di lavoro a cui si era abituati in passato.

Insomma l’equazione "Laurea = Successo" è, in termini medi, veritiera - i laureati in Italia hanno percentuali di occupazione e di stipendio medio superiori ai diplomati - ma, come ogni media, nasconde straordinari picchi positivi (e negativi). 

E, paradossalmente, per affrontare facoltà molto richieste come ingegneria o informatica, un Istituto Tecnico offre basi spesso più solide di molti licei.

In conclusione: segui l'attitudine, non la massa

Alla fine, il consiglio centrale dell'esperto resta valido: il Liceo è la scelta giusta per chi ama l'astrazione, la teoria pura e ha già messo in conto lunghi anni di studio. 

Ma per chi ha la passione del "saper fare", per chi vuole vedere l'applicazione pratica di ciò che studia e magari vuole indipendenza economica prima dei 25 anni, i Tecnici e i Professionali non sono un piano B. Nel 2026, sono probabilmente il piano A più saggio.