LA STORIA

Crans-Montana, Giovanni Tamburi aiutava un senzatetto: la famiglia gli dedica un dormitorio

I genitori già in contatto con il sindaco Matteo Lepore. E sull'inchiesta dicono: "Chi non ha fatto i controlli ha più colpe"

© Tgcom

Ora che lui non c'è più, la sua famiglia proverà a realizzare uno dei suoi sogni. La famiglia è quella di Giovanni Tamburi, uno dei sei ragazzi italiani morti nel rogo di Crans-Montana nella notte di Capodanno.

Previsto un incontro con il sindaco -

 I familiari di Giovanni Tamburi, 16enne amante dello studio, del Bologna e del golf, hanno scoperto da poco che il 16enne di Bologna spesso aiutava un clochard della zona portandogli da mangiare. Un'abitudine del figlio di cui i genitori non sapevano nulla. Ora sarà il padre a portare avanti la volontà del giovane di aiutare i più fragili: l'obiettivo è quello di poter realizzare un dormitorio o una struttura simile e di intitolarla al ragazzo scomparso. Nei prossimi giorni Giuseppe Tamburi, papà del 16enne, incontrerà il sindaco di Bologna Matteo Lepore proprio per valutare la fattibilità dell'idea.

Passi avanti per una indagine comune -

 Intanto, per quanto riguarda le indagini, è delle ultime ore la notizia che la Procura del Canton Vallese ha concesso l’assistenza giudiziaria all’Italia nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio scoppiato la notte di Capodanno a Crans-Montana. La decisione segue la rogatoria presentata dalla procura di Roma ed è stata confermata dall’Ufficio federale di giustizia, autorità centrale per la cooperazione giudiziaria internazionale. L’obiettivo è mettere in comune risorse e competenze, favorendo uno scambio diretto di informazioni. In quest’ottica, il 19 febbraio è previsto un primo incontro tecnico tra le autorità penali dei due Paesi.

In merito all'indagine e agli indagati che negli ultimi giorni sono saliti a quattro - oltre ai due gestori del locale, l’attuale responsabile della sicurezza pubblica del Comune e il suo predecessore - il padre di Tamburi commenta a il Resto del Carlino: "Finalmente, speriamo sia il primo passo verso una giustizia piena per Giovanni e tutti gli altri ragazzi". Nei giorni scorsi aveva anche detto "Giusto l’arresto dei gestori, anche loro devono pagare, ma sono più colpevoli quelli che non hanno fatto i controlli. Sono più colpevoli le autorità che hanno svolto i controlli nel locale lasciando correre, controlli che, se invece fossero stati eseguiti correttamente, avrebbero potuto salvare delle vite. Sono stati negligenti. E io spero che un giorno anche quelle persone paghino per i loro errori. Perché hanno fallito".

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