A più di un anno di distanza dalla scomparsa di Daniela Ruggi arriva la svolta. Appartengono alla 32enne i resti rinvenuti da due escursionisti il primo gennaio scorso in una antica torre diroccata nei pressi di Vitriola di Montefiorino, sull'Appennino modenese, vicino all'abitazione della donna. A darne notizia è il Resto del Carlino di Modena. A stabilire che si tratti dei resti della donna è stato l'esame del Dna dopo che nelle scorse settimane alcuni campioni erano stati prelevati da diversi oggetti appartenuti alla 32enne e alla madre. Daniela Ruggi risultava scomparsa dal 19 settembre del 2024. Il suo ultimo avvistamento risale al giorno precedente alla sparizione.
Il ritrovamento dei resti -
Sono stati due escursionisti, il primo gennaio scorso, a rinvenire i resti della 32enne all'interno di un'antica torre nel modenese. I due hanno rinvenuto un teschio, una ciocca di capelli e un reggiseno. Secondo quanto riferito dagli escursionisti il teschio era appoggiato su una trave. I resti ossei sono stati inviati a Milano dove sono stai esaminati dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo.
Le ipotesi -
L'ipotesi più accreditata sulla fine di Daniela Ruggi resta quella dell'omicidio anche se, nessuna informazione ufficiale è stata fornita dalla procura o dai carabinieri sul caso. L'esito degli esami del dna sui resti è stato comunicato ai parenti della donna, convocati in caserma.
"La madre e la sorella sconvolte" -
"La madre e la sorella di Daniela sono comprensibilmente sconvolte per le recenti notizie, in attesa di definitiva conferma, non intendono rilasciare nessuna dichiarazione in merito" ha detto il legale delle due, Guido Sola.
La scomparsa -
Daniela Ruggi è stata vista per l'ultima volta il 18 settembre del 2024 quando era stata dimessa dall'ospedale di Sassuolo in seguito a un malore. Riaccompagnata da un'ambulanza di volontari presso la sua abitazione di Vitriola, era scomparsa senza lasciare traccia.
I sospetti -
Per la scomparsa di Daniela Ruggi era stato indagato per sequestro di persona il 67enne Domenico Lanza, detto "lo sceriffo". L'uomo, sedicente amico della vittima, era finito nel mirino della magistratura dopo aver mostrato alcuni indumenti intimi della donna custoditi nella propria auto. Lanza ha ribadito più volte di aver frequentato Daniela Ruggi ma di non c'entrare nulla con la sua scomparsa. Nel corso delle indagini "lo sceriffo" è finito in carcere per irregolarità nella custodia di alcune armi in casa.