Il Dipartimento di Giustizia pubblica nuovi documenti su Jeffrey Epstein. Lo annuncia il viceministro Todd Blanche che parla di 3 milioni di pagine appena pubblicate, inclusi 2mila video. L'ex finanziere è morto suicida in prigione nel 2019 dopo essere stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali e traffico internazionale di minori. In teoria, l'Epstein Files Transparency Act, firmato da Trump il 19 novembre, obbligava il dipartimento di Giustizia a rendere pubblici i propri documenti su Epstein entro 30 giorni dalla firma della legge.
Il dipartimento ha dichiarato in un atto depositato in tribunale all'inizio di questo mese che erano state rilasciate solo 125.575 pagine di documenti e che milioni di altre erano ancora in sospeso. Funzionari del dipartimento di Giustizia hanno affermato che il ritardo nella pubblicazione completa dei file è dovuto all'enorme quantità di documenti e alla necessità di oscurare i nomi delle vittime.
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Intanto emergono nuovi dettagli contenuti nei documenti via via resi noti: per esempio che il miliardario Elon Musk scrisse nel 2013 una email a Jeffrey Epstein per coordinare un viaggio sulla sua isola nei Caraibi, chiedendo in particolare "quando andare". Lo riporta la Cnn. Musk in passato aveva detto di aver rifiutato i tentativi di Epstein di convincerlo a visitare le sue isole nei Caraibi, Great St. James e Little St. James.
Dalla enorme mole di file pubblicati spunta anche un'email su Bill Gates che Epstein si autoinviò nel 2018, dalla quale trapela che il fondatore di Microsoft aveva contratto una malattia venerea dopo alcuni rapporti sessuali con ragazze russe. Nella missiva - riportata dal "Daily Mail" - Epstein attaccava Gates per aver rotto la loro amicizia: "Mi chiedi ora di cancellare le mail relative alla tua malattia sessualmente trasmissibile e la tua richiesta di antibiotici da passare di nascosto a Melinda", scriveva l'ex finanziere.
© House Oversight Committee
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Nella carte Donald Trump è menzionato ben 3.200 volte. In alcuni casi, mette in evidenza il "New York Times", il nome del presidente era in articoli che Epstein e i suoi amici si scambiavano, altre volte compariva nelle email in cui l'ex finanziere parlava delle elezioni del 2016.
Ringraziando tutti i legali che hanno collaborato e lavorato senza sosta alla revisione delle carte per proteggere le vittime, il viceministro della giustizia ha assicurato che nulla è stato fatto per proteggere Donald Trump. "Abbiamo rispettato lo statuto. Non abbiamo protetto il presidente Trump, non abbiamo protetto nessuno. La Casa Bianca non ha nulla a che vedere con la revisione", ha detto nel corso di una conferenza stampa Todd Blanche. "Credo ci sia una fame e una sete di informazioni che, a mio parere, non sarà soddisfatta da questi documenti": Trump ha indicato che il Dipartimento doveva essere "trasparente" ed è quello che "abbiamo fatto", ha aggiunto. Blanche, ex legale personale del presidente, è divenuto il volto delle indagini su Epstein superando la ministra Pam Bondi, sulla quale Trump e i suoi fedelissimi hanno espresso perplessità per come veniva gestito del caso dell'ex finanziere.
"Abbiamo rimosso le foto di tutte le donne escluse quelle di Ghislaine Maxwell, ma non quelle degli uomini", ha spiegato Blanche dilungandosi sul processo di revisione condotto per giustificare i tempi lunghi richiesti dall'esame. Un lavoro accurato che - ha ammesso - non assicura comunque del tutto che non siano stati commessi degli errori e delle sviste che espongono le vittime. Vista la sensibilità del materiale a disposizione, il ministero ha imposto la verifica dell'età per accedere ai documenti pubblicati: a chiunque con meno di 18 anni è vietato poter mettere le mani sulle nuove carte nella Epstein Library sul sito del Dipartimento.
Il viceministro ha quindi precisato che al suo dicastero sono arrivate sei milioni di pagine su Epstein. Molte non sono state pubblicate perché in grado di mettere a rischio indagini federali, o perché contenenti foto di abusi su bambini o informazioni personali sulle vittime. Una spiegazione che però non convince molti osservatori che lamentano un eccessivo numero di file rimasti secretati. Impegnandosi a valutare attentamente i documenti pubblicati, i democratici sono così pronti a dare battaglia nel caso il Dipartimento di Giustizia non avesse pubblicato tutte le carte in suo possesso. Un dubbio che già serpeggia fra molti.