Prima le offese, poi le minacce, infine la rimozione. Jerome Powell non ha resistito alle ripetute bordate ricevute da Donald Trump e alla fine ha dovuto lasciare la poltrona da numero uno della Fed, la banca centrale americana. Il presidente americano ha annunciato la nomina di Kevin Warsh e di fatto aperto un nuovo capitolo per la banca centrale americana. La scelta di Warsh, 55 anni, ex governatore Fed e oggi ricercatore presso la Hoover Institution di Stanford, rappresenta il tentativo del presidente di ottenere finalmente la politica monetaria espansiva che ha sempre chiesto. Ma chi è davvero Kevin Warsh e cosa lo rende così diverso da Powell agli occhi di Trump?
Un curriculum da incorniciare -
Warsh ha tutte le credenziali che ci si aspetta da chi guida la banca centrale più importante del mondo. Laurea a Stanford, dottorato ad Harvard Law School, carriera fulminante in Morgan Stanley dove dal 1995 al 2002 è arrivato a diventare direttore esecutivo del dipartimento fusioni e acquisizioni.
Nel 2002 l'approdo a Washington come assistente speciale per la politica economica di George W. Bush e segretario esecutivo del National Economic Council. Nel 2006, a soli 35 anni, la nomina al Consiglio dei governatori della Fed: il più giovane della storia. Un dettaglio personale che conta: è sposato con Jane Lauder, nipote di Estée Lauder e vicepresidente esecutiva dell'azienda di famiglia, con un patrimonio stimato da Forbes in 2,7 miliardi di dollari.
Il ruolo chiave nella crisi -
Durante la crisi finanziaria del 2008, Warsh è stato uno dei principali collaboratori di Ben Bernanke, allora presidente della Fed. "Kevin Warsh, con i suoi tanti contatti a Wall Street e in politica e la sua conoscenza della finanza pratica, è stato uno dei miei compagni più assidui nelle infinite call con le quali davamo forma alla nostra strategia per combattere la crisi", scrisse Bernanke nelle sue memorie. Warsh ha fatto da principale collegamento tra la banca centrale e Wall Street, ricoprendo anche il ruolo di rappresentante della Fed al G20 e di emissario presso le economie emergenti e avanzate dell'Asia. Si è dimesso nel 2011, tornando a insegnare a Stanford ed entrando nei consigli di amministrazione di Coupang e Ups.
Gli errori del passato -
Eppure la storia racconta anche errori di valutazione. Nel 2008 Warsh sollevò preoccupazioni che ulteriori tagli dei tassi avrebbero potuto stimolare l'inflazione. Ma anche dopo che la Fed portò i tassi quasi a zero, l'inflazione rimase bassa. Nel 2011 si oppose all'acquisto di 600 miliardi di dollari di titoli del Tesoro, anche se poi votò a favore su richiesta di Bernanke. In sostanza, voleva tassi più alti quando l'economia rischiava deflazione e collasso. Un approccio da falco che ora sembra essere cambiato radicalmente.
Il cambio di rotta sui tassi -
Negli ultimi mesi Warsh ha virato verso posizioni molto più accomodanti, allineandosi alle richieste di Trump. In un'intervista di luglio su Cnbc ha definito la politica della Fed "fallimentare per molto tempo", accusando Powell di aver causato "il più grande errore nella politica macroeconomica degli ultimi 45 anni" permettendo all'inflazione di aumentare nel 2021-22. Sul "Wall Street Journal" ha scritto che la Fed "dovrebbe abbandonare il dogma secondo cui l'inflazione è causata quando l'economia cresce troppo e i lavoratori vengono pagati troppo". La sua scommessa: l'intelligenza artificiale porterà crescita senza inflazione, aumentando la produttività. Una visione che coincide perfettamente con quella di Trump.
Perché Trump ha scelto lui -
La rottura tra Trump e Powell è stata totale. Nonostante sia stato proprio Trump a nominarlo nel 2018, già pochi mesi dopo i rapporti si erano incrinati. L'ex segretario al Commercio Wilbur Ross ha raccontato che Trump gli chiese di convincere Powell a invertire la rotta sui tassi, arrivando a dire: "Chiama questo idiota e spiegagli che revocherò la sua nomina".
Nel secondo mandato gli insulti sono diventati pubblici: Trump ha definito Powell un "idiota" che "danneggia il paese e la sicurezza nazionale". Poche settimane fa il dipartimento di Giustizia ha aperto un'indagine contro Powell per presunte false dichiarazioni al Congresso. Warsh rappresenta l'opposto: un profilo gradito a Wall Street, con esperienza ma disposto ad assecondare la visione economica del presidente. Trump ha bisogno di tassi più bassi per mantenere le promesse elettorali di un'economia in forte espansione.
Gli effetti della nomina -
La nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve, che dovrà essere confermata dal Senato, potrebbe ridefinire la banca centrale più influente al mondo perché rappresenta un potenziale punto di svolta nell'equilibrio tra indipendenza dell'istituzione e pressioni politiche. Warsh si trova nella delicata posizione di dover soddisfare le richieste di Trump per tassi d'interesse molto più bassi dell'attuale 3,6% - il presidente vorrebbe arrivare all'1% - pur mantenendo la credibilità e l'autonomia storica della Fed.
Tagliare i tassi come vuole la Casa Bianca potrebbe temporaneamente stimolare la crescita, ma comporta il rischio di surriscaldare l'economia quando l'inflazione è ancora elevata e l'accessibilità economica resta una preoccupazione per milioni di americani. La sua capacità di gestire questa contraddizione, unite alle sue posizioni critiche verso il bilancio da 6,6 mila miliardi di dollari della Fed e la sua visione secondo cui l'inflazione deriva dalla spesa eccessiva del governo piuttosto che dalla crescita economica, potrebbero portare a cambiamenti radicali nelle politiche monetarie e nella struttura stessa dell'istituzione.
La vera sfida sarà mantenere l'indipendenza che Powell ha difeso strenuamente e che ora potrebbe essere messa alla prova con modalità del tutto nuove, con il rischio che una Fed percepita come politicamente influenzata perda credibilità sui mercati globali, con conseguenze sull'intera economia mondiale.