Haute Couture.

Jo Squillo: Didit Hediprasetyo, la collezione Haute Couture Spring-Summer 2026

Con questa nuova collezione Couture, Didit Hediprasetyo affronta l'artigianato attraverso la lente del viaggio, inteso non come destinazione ma come modo di vedere.

© Ufficio stampa

Appassionato di fotografia, attinge dai suoi viaggi per dare forma a una collezione ispirata agli incontri culturali, guidata dallo sguardo fermo del viaggiatore che osserva attentamente piuttosto che passare inosservato.

La donna della stagione viaggia con la sua Leica, immortalando i templi di Giava, esplorando le vibranti prelibatezze di Seul e immergendosi nel presente sotto lo skyline di Shanghai.

Invece di isolare i riferimenti, Hediprasetyo fa dialogare le tradizioni. Le tradizioni sartoriali indonesiane, coreane e cinesi si intersecano fluidamente, con un'inflessione parigina, i cui codici vengono assorbiti attraverso il taglio, le proporzioni e la costruzione piuttosto che attraverso l'ornamento superficiale. Un gilet ispirato al kebaya incontra gonne che richiamano il sarong; l'architettura dell'hanbok plasma silhouette allungate che sfiorano il pavimento; la linea disciplinata del cheongsam riappare in abiti da cocktail scultorei e tagli sartoriali sobri. La tradizione qui non viene citata, ma vive, reinterpretata attraverso un linguaggio contemporaneo che privilegia il movimento e la disinvoltura.

La collezione è costruita attorno a verticalità e fluidità. Abiti lunghi avvolgono il corpo senza costringerlo; le giacche sartoriali sono addolcite da pantaloni fluidi; la corsetteria è presente ma mai rigida, modellando la silhouette lasciandola respirare. Uno smoking bianco realizzato in songket indonesiano si erge come un gesto distintivo: il suo taglio netto contrasto da revers in pelle nera, sottilmente punteggiato da un accento dorato che richiama i pantaloni sottostanti.
Altrove, un gilet in pelle di coccodrillo con corsetto introduce una tensione controllata, abbinato a pantaloni affusolati e bootcut che creano un'affermazione discreta.

I tessuti giocano un ruolo decisivo ma discreto. Jersey di seta, organza, pizzo e velluto sono accostati a pelli morbide e finiture lucide, creando un dialogo tra opaco e lucido, peso e leggerezza. La palette rimane volutamente sobria: il nero e il bianco costituiscono la struttura portante, ravvivati ​​da una stampa grafica in bianco e nero che ricorda le strutture in pietra e punteggiati da toni sabbia e oro tenue, tonalità tratte da elementi naturali e da luci soffuse.

Eva Herzigova incarna lo spirito della collezione con naturale sicurezza: una donna che si veste per celebrare la vita con sicurezza, senza rimorsi. In un abito fluido color champagne ispirato alla biancheria intima coreana, porta con disinvoltura una macchina fotografica, un'eco discreta della fotografia di viaggio e dello sguardo attento che percorre la collezione. Soo Joo conferisce un senso di movimento e modernità a silhouette che si collocano deliberatamente tra il giorno e la sera, mentre Chiara completa la narrazione con una presenza composta, estendendo il linguaggio della collezione fatto di forza, disinvoltura e silenziosa modernità.