l'annuncio del governo

Danimarca: "Espulsione degli stranieri condannati ad almeno un anno di carcere"

Il governo di Copenaghen inasprisce le politiche sull'immigrazione, sulla scia di altri Paesi e della stessa Commissione Ue che punta sull'Ia

© Afp

La Danimarca espellerà i cittadini non danesi che hanno scontato pene detentive di un anno o più per reati gravi. Lo ha annunciato il governo, presentando nuove misure per inasprire la sua politica sull'immigrazione. "I criminali stranieri condannati ad almeno un anno di carcere per reati gravi, come aggressione aggravata e stupro, dovrebbero, in linea di principio, essere espulsi", ha affermato il ministero dell'Immigrazione. Secondo le normative vigenti, le espulsioni non sono automatiche, in conformità con le convenzioni internazionali che tutelano il diritto alla vita privata e familiare e contro i trattamenti disumani. Intanto, anche altri Paesi Ue valutano nuove strette sui migranti nel corso del 2026 all'interno di una più ampia riorganizzazione targata Commissione Ue, anche con il supporto dell'Intelligenza artificiale.

Migranti, 5 Paesi europei valutano centri rimpatrio in Paesi extra-Ue -

 Oltre alla Danimarca, anche Germania, Austria, Paesi bassi e Grecia stanno valutando la creazione di centri di rimpatrio al di fuori dell'Unione europea, i cosiddetti "return hubs", per trasferire i richiedenti asilo irregolari verso Paesi terzi. Lo riferisce il portale tedesco Tagesschau, citando il ministero dell'Interno di Berlino. Secondo quanto riportato, dai centri verrebbero poi organizzati i rientri nei Paesi d'origine o negli Stati confinanti dei migranti cui è stata respinta la domanda di asilo nell'Ue. I cinque Paesi hanno istituito un gruppo di lavoro dedicato alla questione e, sempre secondo Tagesschau, accordi concreti dovrebbero essere raggiunti nel corso del 2026
 

Stretta Ue sui migranti: "Centri per rimpatri e uso dell'Ia" -

 Anche l'Unione Europea, dal canto suo, consolida la stretta sull'immigrazione e lo fa impostando il lavoro dei prossimi cinque anni su un drastico aumento dei rimpatri e su un uso inedito della politica dei visti come arma diplomatica. "La priorità è chiara: ridurre e contenere il numero degli arrivi illegali", ha sottolineato il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner.

Con la nuova strategia sulla migrazione, la Commissione si dà come duplice obiettivo quello di consolidare la tendenza in atto e di espellere dal Vecchio Continente chi non ha diritto a restarci. Il piano ruota intorno all'accelerazione dei rimpatri. Con il sistema attuale meno del 30% di chi riceve un ordine di espulsione lascia effettivamente il territorio. Per invertire la rotta, Bruxelles punta ora sugli hub di rimpatrio, spesso situati in Paesi terzi, destinati a ospitare richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta.

La strategia consolida poi la "diplomazia migratoria" intensificando i partenariati con Paesi terzi, come quelli con Tunisia, Egitto e Mauritania e apre alla realizzazione di "centri polivalenti lungo le rotte" migratorie, strutture cioè che combinano diverse funzioni operative per gestire il ciclo migratorio fuori dal territorio dell'Ue in collaborazione con i Paesi partner. "Dobbiamo essere assertivi e promuovere i nostri interessi - ha evidenziato Brunner - senza rifuggire da situazioni politicamente complesse".

Tra le novità, anche l'uso della digitalizzazione e dell'Ia nella gestione dell'asilo e della migrazione. Completa il quadro la nuova strategia per i visti con l'obiettivo di usarla come leva diplomatica strategica. In altri termini, se un Paese terzo non collabora nel riprendersi i propri cittadini espulsi, Bruxelles reagirà rendendo più difficile il rilascio dei visti per i cittadini di quel Paese.

I dati di Frontex -

 Una priorità che si innesca su un trend già visibile: secondo i dati dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), nel 2025 gli ingressi irregolari nell'Unione sono diminuiti del 26%, il livello più basso registrato dal 2021, con cali significativi lungo le rotte dei Balcani e dell'Africa occidentale, al contrario del Mediterraneo centrale che resta la rotta più attiva verso l'Ue.

Ti potrebbe interessare