Per la prima volta nella sua storia, Tesla ha chiuso un anno coi ricavi in calo. I numeri del 2025, presentati nella conference call del quarto trimestre, certificano dunque la fine di un'epoca: l'azienda che ha definito il mercato dell'auto elettrica non è più il motore di crescita perpetua che gli investitori hanno conosciuto nell'ultimo decennio.E la risposta di Elon Musk è tanto simbolica quanto radicale: la dismissione dei modelli Model S e Model X, le ammiraglie che nel 2012 e nel 2015 avevano dimostrato al mondo che un'elettrica poteva essere lussuosa e performante.
IL PRIMO CALO DELLA STORIA
I ricavi annuali sono scesi del 3% a 94,8 miliardi di dollari, un dato che segna il primo declino mai registrato da quando Tesla pubblica i risultati finanziari. Il quarto trimestre ha visto i ricavi attestarsi a 24,9 miliardi, leggermente sopra le attese degli analisti, ma l'utile netto è crollato del 61% a 840 milioni di dollari, mentre i ricavi della divisione automotive sono calati dell'11% a 17,7 miliardi. Le consegne raccontano la stessa storia: 418.227 veicoli nel trimestre, in calo del 15,6% rispetto a un anno prima, per un totale annuo di 1,63 milioni di unità. È il secondo anno consecutivo di contrazione dei volumi, il segnale più chiaro che il vantaggio competitivo del pioniere si sta erodendo.
LA MORSA CINESE ED EUROPEA
La pressione arriva da più fronti. La cinese BYD ha superato Tesla nelle vendite globali di veicoli elettrici, con 2,26 milioni di unità contro 1,65 milioni nel 2025. La competizione cinese non si limita solo ai volumi: è anche una guerra sui prezzi che sta comprimendo i margini dell'intero settore.Il fronte europeo racconta una storia altrettanto importante: in Europa Tesla ha perso il 28% dei volumi, un crollo che non si spiega solo con la penetrazione di BYD (ancora limitata nel continente) ma con il fatto che i costruttori tradizionali hanno finalmente iniziato a colmare il gap tecnologico. Volkswagen, BMW, Mercedes e Stellantis propongono oggi elettriche competitive, con il vantaggio di reti di assistenza più capillari e brand radicati nel segmento premium. Il tempo in cui Tesla era l'unica scelta credibile per chi voleva un'elettrica di qualità è tramontato. E poi, ovviamente, non si può tacere del connotato politico, con Musk spesso associato nell’immaginario collettivo all'amministrazione americana meno apprezzata della storia in Europa.
LA FINE DEGLI INCENTIVI
A pesare sui risultati americani è stata anche l'eliminazione dei crediti fiscali per l'acquisto di veicoli elettrici negli Stati Uniti, che ha raffreddato la domanda in un mercato già saturo di early adopter. Parallelamente, i crediti regolatori che Tesla vendeva ad altri costruttori, storicamente una fonte di margine elevato, sono in declino: da un lato i competitor sviluppano le proprie gamme elettriche, dall'altro l'amministrazione Trump ha allentato i vincoli sulle emissioni, riducendo la necessità per chi non li rispetta di acquistare crediti da terzi.
L'ADDIO AI MODELLI STORICI
Con queste premesse, la decisione di interrompere la produzione di Model S e Model X appare quasi inevitabile. I due modelli rappresentano ormai meno del 3% delle consegne totali, con processi produttivi complessi e margini non allineati alla strategia aziendale. "È tempo di portare i programmi Model S e X a una conclusione onorevole, perché ci stiamo muovendo verso un futuro basato sull'autonomia", ha dichiarato Musk.Le auto potranno essere acquistate finché ci saranno unità disponibili, e Tesla continuerà a fornire assistenza ai proprietari esistenti. Ma una volta esaurite le scorte, la produzione non riprenderà: lo spazio nello stabilimento di Fremont, in California, sarà riconvertito per produrre i robot umanoidi Optimus, con l'obiettivo dichiarato di raggiungere una capacità di un milione di unità all'anno.
LA SCOMMESSA SUI ROBOTAXI
Mentre il business tradizionale arretra, Tesla accelera sulla guida autonoma. L'azienda opera già 500 robotaxi tra Austin e la Bay Area di San Francisco, conducendo corse a pagamento senza supervisore di sicurezza a bordo. L'espansione è prevista nella prima metà del 2026 in altre sette città americane, tra cui Dallas, Houston, Phoenix e Miami.La produzione del Cybercab, il veicolo a due posti progettato specificamente per il servizio autonomo e privo di volante e pedali, dovrebbe partire ad aprile. È una scommessa radicale: un'auto che non può essere guidata da un essere umano, pensata esclusivamente per flotte robotizzate. Musk ha dichiarato che in futuro Tesla produrrà più Cybercab di tutti gli altri veicoli messi insieme.Sul fronte della guida assistita, infine, il Full Self-Driving è già stato lanciato in Australia e Nuova Zelanda. Musk, intervenendo al World Economic Forum di Davos, si è detto fiducioso di ottenere l'approvazione in Europa già a febbraio, puntando su un'esenzione nazionale tramite l'autorità olandese RDW che potrebbe poi essere riconosciuta dagli altri Stati membri. Tesla sta intanto testando il sistema sulle strade pubbliche in Svezia. I regolatori europei, però, invitano alla prudenza: febbraio è la data fissata per una dimostrazione, non per un'approvazione automatica.
UNA VALUTAZIONE DA VERIFICARE
Tesla si definisce oggi una "physical AI company", ossia un'azienda di intelligenza artificiale applicata al mondo fisico. La nuova mission aziendale è "costruire un mondo di straordinaria abbondanza"; quella precedente era di "accelerare la transizione del mondo verso l'energia sostenibile". A supporto di questa narrazione, l'azienda ha annunciato un investimento di 2 miliardi di dollari in xAI, la startup di intelligenza artificiale di proprietà dello stesso Musk, una mossa che ha riacceso le preoccupazioni di alcuni azionisti sui potenziali (?) conflitti di interesse.Per chi investe, la questione è chiara: la valutazione di Tesla, che supera i 1.500 miliardi di dollari, dipende ormai quasi interamente dalla credibilità della narrativa sull'intelligenza artificiale e sulla robotica, non più dai fondamentali del business automotive che, ormai, poggia unicamente su Model 3 e Y.la nuova Tesla è allora una promessa sul futuro, non più un'azienda di auto. E le tempistiche di Musk, come la storia insegna, tendono spesso a essere ottimistiche.