multa da 40 mila euro

"L'azienda non può spiare la mail del lavoratore licenziato": la decisione del Garante

Il datore di lavoro non aveva disattivato l'account e inoltrava la posta in arrivo a un terzo profilo. Ora si dovrà procedere con la sospensione dell'indirizzo mail

© Ansa

La posta elettronica è corrispondenza privata. Anche dopo la fine del rapporto di lavoro. Lo ha ribadito il Garante per la protezione dei dati personali, sanzionando una società con una multa di 40mila euro. Il caso riguarda un amministratore delegato licenziato. Dopo la contestazione disciplinare e la cessazione del rapporto, l’azienda gli aveva negato l’accesso all’email aziendale, lasciando però l’account attivo.

L’ex dirigente aveva avanzato tre richieste: disattivazione della casella, inoltro dei messaggi al suo indirizzo personale, risposta automatica per informare i contatti del nuovo recapito. Richieste legittime, previste dal GDPR (il regolamento europeo che armonizza le norme sulla protezione dei dati personali). L'azienda però ha negato ogni istanza. 

Durante l’istruttoria è emerso un fatto ancora più grave. Le email inviate all’ex lavoratore continuavano ad arrivare e venivano inoltrate a un altro account aziendale. Una pratica andata avanti per circa due mesi, oltre i limiti previsti dalle stesse regole interne della società. Risultato: accesso, conservazione e trattamento di comunicazioni personali. In violazione della normativa privacy e del diritto alla segretezza della corrispondenza, tutelato anche dalla Costituzione.

Il Garante ha ordinato di ripristinare l’accesso all’account per l’interessato e di procedere alla sua cancellazione. Salva solo la conservazione dei dati strettamente necessari per eventuali tutele giudiziarie. La sanzione è stata determinata considerando la durata delle violazioni e la mancata risposta alle richieste dell’ex lavoratore. 

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