Progetti abbandonati vecchi decenni e piani moderni che hanno completamente tralasciato il paese. C'è anche questo tra le case e le auto trascinate via dalla frana di Niscemi, che ha costretto quasi duemila persone a sfollare dalle loro abitazioni. Dopo l'ultima frana, che il 13 ottobre del 1997 aveva coinvolto il costone sud della città in provincia di Caltanissetta, la Regione Sicilia aveva elaborato un programma di prevenzione e consolidamento della zona. Che finì in un nulla di fatto.
Il progetto di consolidamento e il contenzioso per "gravi ritardi" -
Tutto, appunto, ha inizio quel 13 ottobre 1997. Il dissesto colpisce i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio, abbattendo 48 edifici e costringendo circa 400 persone a lasciare le proprie case. Per 13 mesi nella zona rimane in vigore lo stato d'emergenza ma non c'è nemmeno l'ombra di un progetto che punti a consolidare il versante. La Regione e il dipartimento regionale della Protezione civile avviarono un progetto, che per anni rimase attivo e il cui importo complessivo è stimato a circa 14,5 milioni di euro. Alla fine, però, l'unico intervento realizzato concretamente fu un terrazzamento nelle aree che sono franate pochi giorni fa. Mentre il progetto di lavoro sul costone, lì dove era più pericolante, fu lasciato nel dimenticatoio. Per poi essere definitivamente stracciato nel 2010 a causa dei "gravi ritardi della azienda appaltatrice".
L'ultimo atto (rimasto ipotesi) della Regione Sicilia -
Nel 2014, dopo che da quasi un decennio l'area era stata dichiarata a "rischio idrogeologico molto elevato", un'altra frana spinse la Regione a stanziare altri 9 milioni di euro per la regimazione delle acque meteoriche, per drenaggi profondi e per il consolidamento del torrente Benefizio. Anche qui, dopo una serie di contenziosi, il progetto fu ritirato. Tra il 2020 e il 2024, dopo un intervento di messa in sicurezza della provinciale 12, altri 8 milioni di euro vennero messi a disposizione per interventi di drenaggio. Denaro che rimase sempre un'ipotesi, così come lo rimase l'ultimo atto ufficiale della regione Sicilia su Niscemi: un progetto di consolidamento della frana del 1997 e del torrente steso nell'agosto 2025. E rimasto carta muta.
I fondi del Pnrr mai arrivati a Niscemi -
Una situazione drammatica segnata in modo indelebile da vuoti e mancanze inspiegabili dell'amministrazione. Tra i 46 progetti per il contrasto al dissesto idrogeologico in Sicilia finanziati dai fondi Pnrr, infatti, neanche uno è dedicato al Niscemi. Nonostante due devastanti frane in trent'anni e un rischio sempre confermato come "molto alto", la città non ha visto un euro dei 99,3 milioni stanziati grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui il 43.7% è già stato erogato. Fondi che avrebbero dovuto rispondere al "crescente bisogno di risanare il territorio danneggiato da eventi idrogeologici, mettendo in sicurezza le aree vulnerabili e riducendo i rischi per la popolazione". Nessuno, all'interno della Protezione civile regionale che gestisce i progetti, ha però pensato a Niscemi.