un sentimento comune

Giulia De Lellis e il senso di colpa delle neomamme: quando il ritorno al lavoro diventa una prova emotiva

Lo sfogo dell'influencer apre una riflessione più profonda su un tema molto sentito: la difficoltà, pratica ed emotiva, di conciliare lavoro e maternità

© Instagram

La conciliazione tra lavoro e maternità è un nervo scoperto, da sempre. E quando anche personaggi pubblici ne risentono la riflessione diventa più sentita e condivisa. È il caso di Giulia De Lellis, da poco diventata mamma della piccola Priscilla, che ha condiviso con i suoi follower le difficoltà vissute nel dover conciliare maternità e impegni professionali, raccontando la sofferenza che prova ogni volta che deve allontanarsi dalla figlia. Un sentimento condiviso da molte madri. 

Una sfida comune - Il racconto di De Lellis, infatti, riflette un’esperienza condivisa da molte donne dopo la nascita di un figlio. Per molte neomamme, il ritorno alla routine professionale coincide con un costante conflitto interiore tra il desiderio di essere presenti nella vita dei propri figli e la necessità, o la volontà,  di riprendere la propria carriera lavorativa. È una tensione emotiva spesso sottovalutata, che può tradursi in senso di inadeguatezza, fatica psicologica e stress. La difficoltà non è soltanto pratica, ma profondamente emotiva: la maternità ridefinisce priorità, abitudini e percezioni, e l’idea di “lasciare” il proprio bambino per dedicarsi ad altro può trasformarsi in una fonte di ansia e rimpianto persistente. Questo fenomeno non riguarda solo donne lavoratrici in settori tradizionali, ma anche freelance, imprenditrii, influencer,  per le quali la pressione di mantenere visibilità e continuità professionale è parte integrante del lavoro stesso.

Verso un dibattito più ampio - Le riflessioni di De Lellis si inseriscono in un dibattito culturale e politico che va oltre i singoli casi. Secondo un’analisi globale, circa 77% delle madri lavoratrici trova difficile ritornare al lavoro dopo la nascita di un figlio, segnalando difficoltà nel gestire le responsabilità lavorative e familiari in contemporanea. La questione si intreccia con sfide strutturali come l’accesso a servizi per l’infanzia costosi o insufficienti, che spingono molte madri a ridurre le ore lavorative o addirittura interrompere la carriera. In Italia, ricerche recenti mostrano che circa una lavoratrice su cinque lascia il lavoro dopo la maternità, riflettendo proprio la difficoltà di mantenere un equilibrio tra impegni professionali e cura dei figli in assenza di adeguati servizi di supporto

La necessità di politiche a sostegno delle famiglie - Gli economisti e i sociologi concordano sul fatto che politiche più efficaci di conciliazione lavoro-famiglia (come servizi per l’infanzia accessibili, congedi parentali bilanciati e forme di lavoro flessibile) non solo migliorerebbero la vita delle neomamme, ma avrebbero effetti positivi anche sull’economia nazionale, sostenendo partecipazione femminile al mercato del lavoro e riducendo la penalizzazione di genere associata alla maternità. In un mercato del lavoro che evolve, la sfida di conciliare maternità e carriera resta centrale per la partecipazione femminile nel mondo professionale e per la salute psico-emotiva delle donne.

Il limite culturale - Studi di psicologia sociale evidenziano come il bilanciamento tra lavoro e famiglia sia fortemente legato a benessere emotivo, qualità del sonno e salute mentale delle madri. Secondo professionisti del settore, queste difficoltà sono amplificate da una cultura lavorativa che spesso premia la presenza fisica in ufficio e orari rigidi, lasciando poco spazio alla flessibilità richiesta dalle esigenze familiari. Gli studi sul “carico mentale” rivelano che le donne tendono a sostenere una maggior parte dell’organizzazione familiare, con impatti negativi sul loro benessere complessivo e sulla soddisfazione lavorativa.

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