figure preziose per le famiglie

Badanti, solo l'1% riceve un'adeguata formazione annuale

Sono solo tra 3 e 4mila le lavoratrici qualificate annualmente su un totale di 300mila. Le nuove linee guida nazionali aprono scenari inediti

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La formazione delle badanti in Italia raggiunge appena l'1% della categoria. Ogni anno si qualificano tra 3mila e 4mila assistenti familiari a fronte di una platea complessiva stimata in oltre 300mila lavoratrici. I dati emergono dal 5° Report di ricerca Fidaldo, presentato il 27 gennaio a Torino, che fotografa un sistema frammentato dove la durata dei corsi oscilla tra 60 e 600 ore a seconda della regione. L'arrivo delle linee guida nazionali sugli standard formativi apre ora uno scenario nuovo, ma la sfida sarà renderle operative su tutto il territorio.

Le nuove linee guida nazionali -

  Il 2025 segna una svolta attesa da tempo: la pubblicazione delle linee guida nazionali sugli standard formativi per le assistenti familiari. Il documento punta a creare profili più uniformi e percorsi omogenei e modulari, valorizzando anche le competenze acquisite sul campo. Tuttavia la formazione professionale resta competenza regionale e la concreta attuazione dipenderà da come ogni territorio recepirà e tradurrà le indicazioni nazionali in normative locali.

Un paese a molte velocità -

 Il Report realizzato da Irs (Istituto per la Ricerca Sociale) rivela una forte eterogeneità regionale. La durata dei corsi varia dalle 60 ore minime del Veneto fino alle 600 ore di Basilicata e Calabria. Cambiano modularità, tirocini, destinatari (occupati o disoccupati), crediti formativi, Eqf e soprattutto l'uso della formazione a distanza. In Toscana è previsto fino al 100% di formazione online, vista come leva di accesso e inclusione territoriale, mentre altrove prevalgono cautela o esclusione totale della Dad.

Il ruolo del Pnrr -

 Un elemento chiave è il Programma Gol (Pnrr), oggi tra i canali principali di finanziamento della formazione. La sua conclusione, prevista nel 2026, rischia di determinare una contrazione dell'offerta se non verranno stabilizzate risorse e strumenti alternativi. Il rischio è che dopo quella data i percorsi formativi subiscano un drastico ridimensionamento per mancanza di fondi.

Il Report analizza anche la prestazione universale (decreto legislativo 29/2024) come intervento che incrocia lavoro di cura ed emersione del sommerso. Nella versione sperimentale introdotta nel 2024, tuttavia, l'accesso risulta molto selettivo: i beneficiari a livello nazionale si sono fermati a 2mila rispetto a una capienza potenziale fino a 24.500 unità.

I corsi Ebincolf -

 Accanto ai percorsi regionali, il Rapporto esamina i corsi gratuiti promossi da Ebincolf (64 ore complessive, con attestato e possibilità di certificazione Uni 11766). Nel triennio 2022-2024 gli iscritti sono stati tra 3.525 e 3.823 l'anno e gli attestati rilasciati tra 2.601 e 2.794. Numeri significativi, ma ancora contenuti se confrontati con la platea complessiva del settore.

Le parole del presidente di Fidaldo -

 "Le linee guida sono l'inizio di un percorso fatto di relazioni con le Regioni e di presenza sui territori", dichiara Andrea Zini, presidente di Fidaldo. "La federazione e le associazioni che la compongono sono già operative su queste relazioni, sia in Italia sia all'estero, ma c'è ancora molto da fare. Il numero delle lavoratrici certificate dipende dalla diffusione dei corsi e necessita di risorse economiche e organizzative. La concorrenza tra sistema regionale e sistema contrattuale delle norme Uni dovrà essere approfondita per evitare sovrapposizioni. Il tema più importante resta la spendibilità della formazione acquisita: solo con uno sforzo delle parti sociali del Contratto collettivo nazionale di lavoro si potrà far diventare la professionalità e l'anzianità di settore un valore anche economico del rapporto di lavoro domestico".

"L'evento offre un'occasione di confronto qualitativo su un tema centrale per il futuro del lavoro domestico", sottolinea Mauro Munari, presidente di Ebincolf. "Le nuove linee guida nazionali segnano un passaggio importante, che ora va accompagnato con scelte concrete e strumenti realmente utilizzabili da famiglie, assistenti domestici, istituzioni e parti sociali. Formazione e certificazione devono essere leve di qualità e riconoscimento professionale, non adempimenti formali".