La sentenza

Operaio ubriaco cade da dieci metri e muore: il giudice condanna il datore di lavoro

La Cassazione: "Lo stato di ebbrezza, anche ove provato, non vale a  escludere la responsabilità"

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L'operaio cadde da un’impalcatura. Un volo di dieci metri: per lui non ci fu nulla da fare. Morto sul colpo. Il datore di lavoro venne condannato in Corte d’Appello e poi fece ricorso in Cassazione. E adesso la Suprema Corte ha confermato il verdetto: “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro”.

La sentenza -

 Nel ricorso in Cassazione il datore di lavoro aveva evidenziato che il dipendente avesse un tasso alcolemico pari a 0,46 grammi per litro. I giudici, come spiega Il Sole 24 Ore, affermano che: “Lo stato di ebbrezza, anche se provato, non vale a escludere la responsabilità, venendo in rilievo un comportamento imprudente del lavoratore riconducibile all’area di rischio governata dal datore”.

E poi: “La circostanza che il lavoratore possa trovarsi in via contingente in condizioni psicofisiche tali da non renderlo idoneo a svolgere i compiti assegnati è un’evidenza prevedibile, che non elide il nesso causale tra la condotta colposa e i compiti assegnati”.

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