C'erano una volta i dialetti. Ormai sono la lingua dei nonni: solo tre giovani su cento li parlano in famiglia. E invece entrano nelle case le lingue straniere tra immigrazione e coppie miste. Così le nuove generazioni diventano bilingue. Ma attenzione: gli italiani dicono di parlare inglese, francese e spagnolo ma in verità, alla prova dei fatti, la loro conoscenza linguistica è peggio di quel che pensano. I dati Istat rivelano un paese che cambia voce. Ma la Crusca rassicura: "Non scompariranno, si evolveranno".
La lingua dei nonni -
Tra i giovani che hanno tra i 6 e i 25 anni solo il 2,7% parla il dialetto come lingua prevalente in famiglia. È un fatto generazionale: se un giovane su quaranta lo usa c'è invece un anziano su cinque che ne fa l'idioma principale. Tra il 1988 e il 2024 la quota di persone di 6 anni e più che lo utilizzano in famiglia si è ristretta dal 32% al 9,6%. Una dinamica analoga si riscontra anche tra amici: si passa dal 26 all'8%.
Lo parla chi ha meno soldi e ha meno istruzione -
Tra i dati c'è un altro elemento che emerge, cioè quanto l'uso dei dialetti sia influenzato da fattori socio economici. È parlato soprattutto da chi ha meno istruzione e nelle professioni più basse. Tra chi ha al massimo la licenza media lo usa in famiglia un italiano su cinque, contro meno del 3% dei laureati. E ancora; tra i dirigenti e i liberi professionisti quasi il 68% parla italiano in famiglia, contro appena il 43% degli operai.
Calabria e Sicilia baluardi dei dialetti -
Anche la geografia pesa. Il dialetto nel Nord ovest è diffuso nel 22% delle famiglie mentre al Sud si supera il 50%. Al centro in un nucleo familiare su quattro. Le regioni baluardo del dialetto sono la Calabria (64%); la Sicilia (61,5%) e la Campania (61%). La Toscana è invece la regione in cui si parla prevalentemente l'Italiano: in tre famiglie sui quattro.
La Crusca: "I dialetti non scompariranno, al massimo cambieranno" -
"La diffusione dell’italiano, a discapito dei dialetti, è una tendenza netta cominciata con la nascita dello Stato nazionale, che ha portato a fenomeni di migrazione interna e di alfabetizzazione. Ma avviene a velocità diverse: a Milano il dialetto locale ha perso terreno, mentre a Napoli e a Firenze conserva ancora una forte vitalità", spiega il presidente dell’Accademia della Crusca Paolo D’Achille. E precisa: "I territori dove si parla più il dialetto non coincidono con quelli più disagiati dal punto di vista economico: pensiamo all'area del Veneto in cui coincide un'alta presenza del dialetto con uno sviluppo florido".
"A mio avviso i dialetti non scompariranno. Da tempo si parla di “morte del dialetto”, ma in realtà ciò avviene soprattutto nei piccoli centri; nei grandi contesti urbani resistono, anche se sono destinati a cambiare", aggiunge. "Preservare i dialetti significa preservare un mondo culturale che ha ancora molto da dire: pensiamo al teatro in dialetto, da Goldoni fino a Napoli, che è stato un centro fondamentale già dal Settecento, fino a Eduardo De Filippo. Pensiamo alla musica e, infine, alla poesia, che nel Novecento ha raggiunto nel dialetto vette altissime".
Le lingue straniere entrano nelle case -
Se i dialetti scompaiono crescono invece le altre le lingue. E questo dipende soprattutto dagli stranieri che vivono nel paese che e che con i figli parlano (anche) la loro lingua. Oggi oltre una persona su dieci ha una lingua madre diversa dall'italiano e tra queste famiglie il 61,5% non usa l'italiano a casa. E poiché i figli tendono a parlare la lingua dei genitori, sono le famiglie straniere e le coppie miste a portare nuove lingue dentro le case italiane.
Più lingue ma parlate male -
Un italiano dichiara di conoscere almeno una lingua straniera. Il dato è lievitato del 9% negli ultimi dieci anni. Rimane ancora il gap di genere ma che, a guardare i dati nel dettaglio, si comprende che persiste solo tra gli anziani o gli adulti, mentre tra le nuove generazioni sono più le donne che gli uomini a parlare un'altra lingua. Il problema è però un altro, cioè il come si parla: secondo l'Istat, il livello è scarso o appena sufficiente solo nel 56% dei casi. Tra le lingue più parlate ci sono l'inglese (conosciuto dal 48% della popolazione); il francese (33,7%) lo spagnolo (16,9%) e a seguire tedesco, russo e arabo.