L’INTERVISTA DI E-PLANET

Atlas of the New World: proiettare il futuro sul presente

La mostra fotografica Atlas of The New World, esposta al MAD Murate Art District di Firenze fino all’8 febbraio, prova a immaginare come potrebbe essere il mondo di domani

di Sara Del Dot

© Edoardo Delille e Giulia Piermartiri| Val Ferret, Monte Bianco

Il mondo di domani come potrebbe essere. Il progetto fotografico Atlas of the New World, in mostra al MAD Murate Art District di Firenze fino all’8 febbraio, ci aiuta a visualizzare e immaginare il futuro del pianeta e delle società nella crisi climatica. Ne abbiamo parlato con i suoi autori, Giulia Piermartiri ed Edoardo Delille.

Edoardo Delille, fotografo e autore Progetto Atlas: “Ci sembrava che la fotografia non riuscisse a raccontare in modo appropriato quale potrebbe essere il futuro del nostro pianeta e le trasformazioni che i cambiamenti climatici stanno portando alla morfologia del paesaggio”. 

© Edoardo Delille e Giulia Piermartiri

Isole Maldive

Abbiamo iniziato da un articolo in cui abbiamo letto che le isole Maldive sarebbero state il primo posto al mondo a scomparire a causa dell'innalzamento del mare. Quindi io e Giulia siamo partiti e abbiamo fatto realizzato il primo capitolo. Dal 2019 al 2024 abbiamo scattato sei capitoli. Dopo le Maldive siamo andati sul Monte Bianco e poi in California, dove ogni estate avvengono degli incendi mostruosi. Siamo andati in Mozambico, in Russia, in Cina a proiettare le gigantesche alluvioni dello Yangtze River”.

- Come sono state realizzate queste opere?

La sovrapposizione avviene mettendo in sincrono, con un trasmettitore radio, la macchina con un flash. Noi inquadriamo una scena del reale - ci vuole un muro bianco oppure un muro di neve, e ci vuole il buio; quindi, scattiamo o interni o all'imbrunire – e quando facciamo click sulla macchina fotografica, il flash spara un'immagine per una frazione di secondo. La luce passa attraverso questa diapositiva, poi entra in un obiettivo manuale che mette a fuoco la diapositiva luminosa sulla scena del presente. Quindi nello stesso istante, per una frazione di secondo, si fondono una scena del presente e una possibile trasformazione che il paesaggio subirà, appunto, a causa dei cambiamenti climatici”.

Valentina Gensini, Direttrice MAD Murate Art District: “MAD ha voluto partecipare al progetto finanziando il capitolo sulla Cina, nell'ambito del progetto RIVA. Queste sono tutte foto abitate, quindi per noi è molto importante, perché c'è un coinvolgimento, una sensibilizzazione della cittadinanza al di là di quello che la cittadinanza stessa vede. I cittadini posano in una normale attitudine di vita, ma viene loro proiettato addosso un futuro possibile, secondo gli studi climatologiciSono oltre 12 immagini a capitolo, sei capitoli, sei luoghi e quindi ogni luogo racconta una storia. Per questo abbiamo deciso di creare un ambiente immersivo che avesse queste prospettive multiple e che potesse rappresentare insieme la desertificazione e le inondazioni, la salinizzazione, la distruzione dei boschi e così via”.

L'invito è a replicare l'esperienza che è stata fatta sul set, quindi c'è una stanza dedicata a questo e un'altra stanza dedicata proprio a come funziona, si capisce tutto il meccanismo che appunto è un meccanismo complesso e non scontato”.

© Edoardo Delille e Giulia Piermartiri

Paradise, California

E all'opera artistica si intreccia inevitabilmente anche la scienza, con i contributi di esperti come Stefano Mancuso e Giulio Betti.

Giulio Betti, meteorologo e climatologo Istituto di Biometeorologia del CNR e il Consorzio LaMMA: “Non ho avuto alcun dubbio ad accettare perché il progetto è qualcosa di veramente innovativo, cioè unire la scienza e i freddi numeri sul cambiamento climatico con l'arte e la fotografia”.

Attraverso le immagini si può creare consapevolezza, perché effettivamente un grave difetto della scienza è che possa sembrare a volte incomprensibile, pesante, non accessibile a tutti. Abbiamo capito quanto l'arte possa essere uno strumento per spiegare e mostrare ciò che sta succedendo a livello di cambiamento climatico e come il dato, la ricerca e la scienza possono aiutare l'arte a veicolare questo messaggio”.

© Edoardo Delille e Giulia Piermartiri

Isola di Inhanca, Mozambico

Edoardo Delille, fotografo e autore Progetto Atlas: “Ci è servito tantissimo lavorare con persone che lavorano sul clima perché volevamo che le nostre foto, anche se sembrano oniriche e sognanti, fossero basate proprio sui dati scientifici”.

Giulio Betti, meteorologo e climatologo Istituto di Biometeorologia del CNR e il Consorzio LaMMA: “Ciò che più ci tenevo a comunicare è la questione dell'acqua, perché fondamentalmente l'acqua è la vita del pianeta, tutto ruota intorno all'acqua. Noi possiamo avere un pianeta anche molto più caldo, ma senza l'acqua è un problema affrontarlo, è un problema adattarsi”.

Valentina Gensini, Direttrice MAD Murate Art District: “Questa mostra è estremamente sostenibile e si riduce al minimo nel suo allestimento. Questo per noi è molto importante, perché MAD da molti anni dedica grande attenzione al tema del clima. Nel progetto Riva ogni anno uno o due artisti internazionali dedicano le loro visioni a quelli che sono i risvolti climatici, alla sostenibilità e all’ambiente”.

© Edoardo Delille e Giulia Piermartiri

 Chongqing, Cina

Giulia Piermartiri, fotografa e autrice Progetto Atlas: “La cosa bella è che queste foto parlano molto di più ai bambini che agli adulti. Guardano al futuro in tutti i sensi. Poi abbiamo iniziato esattamente nel 2019, quando tutte le giovani generazioni scendevano in piazza a manifestare, quindi c'è stato un collegamento dall'inizio alla fine”.

Valentina Gensini, Direttrice MAD Murate Art District: “Siamo già oltre ogni tempo possibile. Ci piace però pensare che non vada raccontata questa situazione critica con aspetti catastrofici. La visione dell'arte è molto importante perché porta con sé valori che ci accompagnano in una tensione verso qualcosa, che sia un domani costruibile e realmente osservabile”.