Non c’è tempo per fermarsi, neppure dopo aver attraversato un oceano. Lorenzo Barone, 28 anni, giovane esploratore e viaggiatore "estremo" originario di San Gemini (borgo di quattro mila abitanti in provincia di Terni), è approdato domenica 25 gennaio sulle coste della Guyana francese dopo 37 giorni in solitaria nell'oceano Atlantico, percorsi esclusivamente a remi.
Sbarcato nei pressi di Kourou, Barone guarda però già alla prossima tappa. Il piano è essenziale quanto il suo modo di viaggiare: acquistare una bicicletta usata e dirigersi verso il Brasile attraversando Suriname e Guyana. Da lì, una canoa per seguire il corso del Rio Branco e del Rio Negro fino all’Amazzonia, per poi addentrarsi nella foresta pluviale con la catena montuosa delle Ande come obiettivo finale.
I sensi disabituati -
Il rientro sulla terraferma è stato straniante. Dopo più di un mese circondato solo dall’oceano, Barone racconta di sensazioni amplificate. Dai colori brillanti della giungla agli odori pungenti della terra bagnata, tutto è travolgente rispetto alla vastità uniforme della distesa atlantica. Un mondo opposto a quello appena attraversato, con le onde violente e placide dell'oceano che ormai sono solo un ricordo. Sui social in molti seguivano da più di un mese le varie geo-localizzazioni della piccola imbarcazione senza remi. Tra i messaggi di sostegno, anche quello di Lorenzo Jovanotti, che ha ricondiviso sui social l’annuncio dell’arrivo scrivendo: “Sei una meraviglia”.
Il progetto -
Ed è da questa idea di viaggio esplorativo e alternativo che nasce “Dust – La via della Sabbia”, l’impresa scientifico-esplorativa che accompagna la traversata del sud America. Barone raccoglierà campioni di sedimenti amazzonici da analizzare insieme alle polveri sahariane prelevate mesi fa nella depressione di Bodelè, in Ciad, una delle principali fonti di polveri minerali del pianeta. Materiali che, trasportati dai venti, fertilizzano la foresta amazzonica: un legame invisibile tra continenti che il viaggio intende portare alla luce. L’attraversata atlantica, oltre 4.500 chilometri senza vela né motore, è l'ultima tappa di un percorso intrapreso tempo addietro. Cambiano i luoghi ma la cifra del viaggio rimane sempre la stessa: muoversi lentamente con mezzi sostenibili e lasciare che sia la natura a dettare il ritmo delle proprie spedizione.