L'amministrazione Trump ha deciso di investire un miliardo e 600 milioni di dollari in Usa Rare Earth, una società mineraria con sede in Oklahoma, acquisendo una partecipazione del 10% nell'azienda che controlla importanti giacimenti statunitensi di terre rare pesanti. Lo riporta il "Financial Times". Si tratta del maggiore investimento governativo americano nel settore, un segnale inequivocabile della priorità strategica assegnata a questi materiali in un mercato globale che vale già quasi 11 miliardi di dollari e che entro il 2031 raggiungerà i 21,7 miliardi, con un ritmo di crescita del 7,4% all'anno.
Il governo riceverà 16,1 milioni di azioni e warrant per ulteriori 17,6 milioni di azioni, mentre Usa Rare Earth otterrà anche 1,3 miliardi di dollari in finanziamenti garantiti attraverso il Chips and Science Act del 2022. L'operazione segna una svolta nella strategia americana per ridurre la dipendenza dalla Cina e garantire l'approvvigionamento di minerali critici per l'economia e la sicurezza nazionale.
I numeri di un settore cruciale -
Il mercato globale delle terre rare sta vivendo un'espansione senza precedenti. Questi 17 elementi della tavola periodica – scandio, ittrio e i 15 lantanoidi – generano attualmente un giro d'affari di quasi 11 miliardi di dollari destinato a quasi raddoppiare entro il 2031, raggiungendo quota 21,7 miliardi con una crescita media annua del 7,4%.
La domanda mondiale, secondo le previsioni dell'International Energy Agency (IEA), è destinata a crescere in modo esponenziale fino al 2040, trainata principalmente dalla transizione energetica e dalla digitalizzazione dell'economia globale. Si tratta di una delle dinamiche di crescita più sostenute nel settore dei materiali strategici, superiore a quella di molte altre commodity. La partita delle terre rare è sempre più strategica per l'industria tecnologica e quella della difesa. Ne è esemplificazione lampante l'accordo tra Usa e Ucraina per accedere ai giacimenti ucraini, un accordo che potrebbe servire agli Stati Uniti a fare un passo avanti per arginare il dominio di Pechino, ma che non risolve del tutto i problemi americani di approvvigionamento.
Terre rare e vita quotidiana: a cosa ci servono -
Contrariamente a quanto il nome suggerisce, le terre rare non sono davvero così introvabili ed esigue, né tanto meno sono usate in applicazioni di nicchia o laboratori specializzati: sono parte integrante della nostra vita quotidiana, presenti in decine di dispositivi e tecnologie che utilizziamo costantemente.
Ogni telefono cellulare contiene circa 0,3 grammi di terre rare, utilizzate per schermi touch, microfoni, altoparlanti, vibrazioni e fotocamere. Il neodimio è essenziale per i piccoli ma potenti magneti che fanno vibrare il telefono, mentre l'europio e il terbio producono i colori rossi e verdi degli schermi. In un laptop le terre rare si trovano nel disco rigido, negli altoparlanti, nella batteria e nello schermo Lcd.
Quantitativi più abbondati di minerali rari servono invece per le auto elettriche: un singolo veicolo richiede fino a un kg di neodimio e 200 grammi di disprosio per i magneti permanenti del motore elettrico. Le batterie al litio contengono lantanio, cerio e altri elementi. Anche le auto tradizionali ne contengono nei catalizzatori (cerio, lantanio), nei sistemi di lucidatura del vetro e nei componenti elettronici. Nel settore dell'elettronica di consumo sono televisori a schermo piatto, cuffie, microfoni, videocamere, console per videogiochi a incorporare terre rare. Gli schermi Led e Lcd utilizzano europio, terbio e ittrio per produrre colori brillanti e nitidi.
Anche il mondo delle energie rinnovabili ne necessita: ogni turbina eolica moderna contiene tra 200 e 600 chilogrammi di terre rare, principalmente neodimio e disprosio, nei magneti permanenti che convertono il movimento delle pale in elettricità. I pannelli solari utilizzano terre rare per migliorare l'efficienza di conversione dell'energia.
In ambito medico, i laser utilizzati in oculistica contengono neodimio e ittrio. Le macchine per risonanza magnetica richiedono gadolinio come agente di contrasto. I dispositivi a raggi X portatili incorporano terre rare nei loro componenti.
Tornando nelle case di tutti noi, le lampadine a basso consumo energetico e i Led contengono europio, terbio e cerio. L'illuminazione stradale moderna dipende pesantemente da queste tecnologie. Infine il settore militare e aerospaziale: sistemi di guida missilistica, radar, comunicazioni satellitari, visori notturni, laser militari – tutte tecnologie critiche per la difesa che dipendono da terre rare.
Il fabbisogno americano -
Gli Stati Uniti hanno un fabbisogno enorme di terre rare, stimato in decine di migliaia di tonnellate all'anno, destinato ad aumentare drasticamente con l'espansione del mercato dei veicoli elettrici e delle energie rinnovabili. Attualmente, circa l'80% delle terre rare utilizzate negli Usa viene importato, principalmente dalla Cina. La miniera di Mountain Pass in California, unica attualmente operativa sul territorio americano, produce solo una frazione del fabbisogno nazionale. Anche quando è a piena capacità, Mountain Pass copre meno del 15% della domanda interna americana. Inoltre, anche il minerale estratto in California viene spesso inviato in Cina per la raffinazione, poiché gli Stati Uniti hanno perso gran parte della capacità industriale di processare questi materiali.
L'industria della difesa americana ha requisiti particolarmente stringenti: il Dipartimento della Difesa consuma migliaia di tonnellate di terre rare all'anno per sistemi d'arma, elettronica militare, comunicazioni e navigazione. La dipendenza da fornitori esteri per materiali così critici è considerata un rischio inaccettabile per la sicurezza nazionale. Il settore dell'automotive elettrico americano, in rapida espansione, richiederà quantità crescenti di neodimio e disprosio. Un fabbisogno destinato a triplicare nell'arco di pochi anni.
I numeri del monopolio cinese -
La Cina controlla il 70% della produzione mondiale di terre rare grezze e il 90% di quella di terre rare lavorate e magneti. Questa dominanza si traduce in un controllo quasi totale della catena del valore: Pechino produce circa 130mila tonnellate annue di terre rare, mentre gli Stati Uniti ne producono meno di 40mila tonnellate.
Il vantaggio competitivo cinese non è solo quantitativo ma anche qualitativo e tecnologico. La Cina ha investito per decenni nello sviluppo di tecnologie di raffinazione avanzate, creando economie di scala che rendono estremamente difficile competere sul prezzo. Il costo di raffinazione di una tonnellata di terre rare in Cina è circa il 30-40% inferiore rispetto agli Stati Uniti o all'Europa.
Pechino detiene inoltre il 37% delle riserve mondiali conosciute, ma questa percentuale potrebbe essere sottostimata considerando le estrazioni illegali che sfuggono alle statistiche ufficiali. Alcuni analisti ritengono che la produzione reale cinese possa essere superiore del 20-30% rispetto ai dati dichiarati.
Per le terre rare non esiste un mercato ufficiale con quotazioni trasparenti come per oro, petrolio o altre commodity. Raffinatori e aziende – prevalentemente cinesi, americane e giapponesi – conducono trattative private con prezzi stabiliti caso per caso. Questa opacità causa importanti oscillazioni di mercato, con variazioni di prezzo che possono raggiungere il 50-100% nell'arco di pochi mesi, dettate principalmente dalle decisioni strategiche di Pechino.
Le minacce del Dragone -
A ottobre 2025, la Cina ha introdotto nuove e più stringenti limitazioni alle esportazioni di terre rare come ritorsione per i dazi commerciali imposti dal presidente Trump. Le misure prevedono che: gli esportatori debbano ottenere licenze governative anche per oggetti prodotti all'estero con terre rare cinesi; siano vietate le esportazioni verso aziende produttrici di armi; siano limitate quelle per produttori di semiconduttori e microchip.
L'impatto economico è stato immediato: i prezzi di neodimio e disprosio sono aumentati del 15-20% in poche settimane, causando problemi alla catena di approvvigionamento di decine di aziende americane ed europee. Produttori di turbine eoliche, case automobilistiche e aziende elettroniche hanno dovuto rivedere i loro piani di produzione.
La crisi è stata temporaneamente risolta il 30 ottobre 2025, quando Trump e Xi Jinping hanno raggiunto un accordo per favorire la ripresa delle esportazioni. Tuttavia, l'episodio ha evidenziato la vulnerabilità economica americana: la capacità di Pechino di usare le terre rare come arma economica può paralizzare settori industriali strategici negli Stati Uniti.
Gli Usa puntano adesso sulla diversificazione -
L'intesa con l'Ucraina rappresenta un'altra componente cruciale della strategia di diversificazione americana. Kiev possiede giacimenti stimati in diverse centinaia di migliaia di tonnellate di terre rare, particolarmente ricchi di elementi pesanti ad alto valore aggiunto come terbio e disprosio. L'accordo prevede investimenti congiunti per sviluppare l'industria estrattiva ucraina e costruire impianti di prima lavorazione, con il minerale che verrebbe poi raffinato negli Stati Uniti. Oltre al valore economico, la partnership ha evidenti implicazioni geopolitiche, rafforzando i legami con un alleato strategico.
Gli Stati Uniti hanno anche siglato accordi di collaborazione con Giappone e Thailandia per lo sfruttamento congiunto di giacimenti e lo sviluppo di tecnologie di raffinazione. Il Giappone, in particolare, ha sviluppato tecnologie avanzate per il riciclo delle terre rare dai rifiuti elettronici, con tassi di recupero superiori al 90% per alcuni elementi.
L'Australia, con il 10% delle riserve mondiali, è un altro partner naturale. Diverse aziende minerarie australiane stanno negoziando contratti di fornitura pluriennali con acquirenti americani, garantendo stabilità ai prezzi e sicurezza degli approvvigionamenti.