LA STORIA

Valentino, la storia segreta di Sarah cresciuta dallo stilista: "Non voleva pubblicità, solo che io avessi un futuro"

Da Tor Bella Monaca al riscatto, passando per la morte del padre e l'aiuto silenzioso dello stilista che le ha cambiato la vita

© Ansa

Non tutte le eredità brillano sotto i riflettori. Alcune arrivano in silenzio, dentro pacchi anonimi, bonifici discreti, attenzioni che non chiedono nulla in cambio. Per Sarah Silvestri, la salvezza ha avuto il volto e la riservatezza di Valentino Garavani. Uno stilista leggendario che, lontano dalle passerelle, ha scelto di diventare un "papà ombra" per una bambina di Tor Bella Monaca rimasta sola dopo una tragedia. A raccontare per la prima volta questa storia tenuta segreta per trent'anni è la stessa Sarah in un'intervista a "Leggo": "Mi ha pagato i libri, la scuola, parte della mia prima macchina". Una storia di dolore, ma soprattutto di speranza. E di un bene fatto senza clamore.

L'ultimo giorno di suo padre -

 Bisogna tornare indietro al 5 febbraio 1992. Giovanni Silvestri, il padre di Sarah, entra nell'atelier di Valentino quasi per caso. È un uomo affascinante, colto, parla quattro lingue, ma porta addosso le ferite della tossicodipendenza. Valentino lo guarda e capisce subito: "Lavora per me". Giovanni, però, rifiuta. "Ho una bambina a casa, mi serve un lavoro vero". Aveva appena sostenuto un colloquio per un impiego stabile e promette: "Se non mi prendono, tornerò". È il suo ultimo gesto di dignità. Poche ore dopo muore su una barella del Policlinico Umberto I per overdose. Sarah non ha dubbi quando lo racconta: "Gli misero dell'allucinogeno nella birra proprio perché era guarito. Questo, per un ex tossicodipendente, significa overdose".

Dal fango dei tribunali a un gesto che cambia tutto -

 Dopo la morte di Giovanni, arriva il buio. Un processo, le udienze, le parole che feriscono più della perdita. "Dissero che mio padre era spazzatura. Un barbone. Un drogato". Sarah è una bambina, ma è lì, in aula, accanto alla nonna. Ricorda la polizia che bussa all'alba, lo stigma, la vergogna cucita addosso a chi non può difendersi. Ma Valentino legge i giornali. Riconosce quel volto. È l’uomo che poche ore prima gli aveva parlato della sua bambina. Decide di intervenire. Senza comunicati, senza beneficenza esibita. Le sue segretarie arrivano a Tor Bella Monaca con un messaggio chiaro: "Non vogliamo pubblicità, vogliamo solo occuparci di Sarah".

Un angelo invisibile a Tor Bella Monaca -

 Da quel momento nasce una vita parallela. Le sfilate da una parte, pacchi enormi che invia a Natale e Pasqua: cibo, maglioni, aiuti concreti. "Mia nonna mi diceva: non metterli per andare in strada, qui ti invidiano". Valentino non invade mai la sua vita, ma la sostiene. "Mi ha pagato i libri, la scuola, parte della mia prima macchina". Un sostegno silenzioso che non serve a viziare, ma a proteggere. "Per me è stato un appoggio spirituale - racconta Sarah - C'era qualcuno, così lontano, che ci faceva sentire che non eravamo sole".

Il grazie e il no che vale una vita -

 Anni dopo, a New York, Sarah lavora come cameriera e commessa per mantenersi. Studia, impara l’inglese, resiste. Quando scopre che Valentino è in città per un evento, decide di ringraziarlo. Gli scrive un biglietto. Giancarlo Giammetti la vede, la riconosce. Le fa un'offerta che cambierebbe il destino di chiunque: entrare nella Maison. Sarah ringrazia, ma rifiuta. "Il mio sogno è fare l'avvocato. Ho studiato sette anni per questo" gli dice con la stessa fierezza di suo padre. "Volevo difendere quelli come lui, quelli che non hanno voce".

Oggi Sarah è un'avvocata internazionale. Vive tra Roma e il mondo, parla alle grandi aziende, ha attraversato lutti, traumi, perfino la perdita di un figlio per un errore medico. "Ho preso i colpi, ho i lividi, ma sono fiera della mia vita". Quando le campane di Roma hanno salutato Valentino, Sarah era lì, in fila a Piazza Mignanelli. Ha chiesto di farsi riconoscere. Giammetti l'ha vista, si è commosso. In quel momento, trent'anni di silenzio si sono sciolti.

"Mio padre quel giorno è entrato in atelier cercando un lavoro ed è uscito lasciandomi un destino" dice con orgoglio e riconoscenza. Valentino, l'Imperatore della moda, ha fatto molto più che vestire regine: ha saputo chinarsi su una bambina che il mondo aveva già archiviato. "Oggi piango un uomo che ha incarnato l'eleganza dell'anima. Una mano tesa quando nessuno guarda. La spinta gentile che ti permette di fare il resto della strada da sola".

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