L'immagine del nonno che fatica ad accendere il cellulare o che lo usa solo per le emergenze è ormai un ricordo sbiadito. Perché la realtà fotografata dall’indagine "Nonni Digitali" - realizzata dall'Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te.) in collaborazione con l'ANAP Confartigianato, su un campione di 562 over 65 - ci racconta una storia completamente diversa. Anche le “vecchie generazioni", infatti, vivono immersi in un mondo fatto chat continue, ore passate online e una reperibilità che genera stress.
Ben l'82,7% degli intervistati utilizza lo smartphone ogni giorno. Non si tratta, inoltre, di un uso rapido o funzionale, perché il 40,6% del campione dichiara di trascorrere molte ore della propria giornata incollato allo schermo, evidenziando un cambiamento radicale nella gestione del tempo libero della terza età.
Come segnala il portale Skuola.net, che ha approfondito l’indagine e che da anni segue la questione dal punto di vista dei giovani, questa immersione nel digitale va ben oltre la semplice necessità pratica. Come conferma Giuseppe Lavenia, presidente dell'associazione Di.Te., quando quattro nonni su dieci passano molte ore online, lo smartphone smette di essere solo uno strumento tecnologico, diventando un vero e proprio "regolatore emotivo". Di fatto, il dispositivo anche per i non nativi digitali si sta trasformando sempre più in un tappabuchi per riempire i vuoti della giornata e, soprattutto, per attenuare un senso di solitudine che spesso accompagna questa fase della vita.
Anche tra gli over è frequente la sindrome da "isolamento"
Tuttavia, questa connessione costante porta con sé il solito rovescio della medaglia, che avvicina incredibilmente i nonni ai ritmi frenetici dei lavoratori o degli studenti: l'ansia da reperibilità. Non a caso, i dati ci dicono che il 38,8% dei “nonni” dice di sentirsi obbligato a rispondere immediatamente a messaggi o chiamate, entrando in quella che Lavenia definisce la "logica dell'urgenza digitale", fonte di uno stress silenzioso ma pervasivo. E una quota simile, il 34%, riferisce di provare un concreto disagio se dimentica lo smartphone a casa, segno inequivocabile di una dipendenza ormai strutturata.
Uno degli aspetti più delicati emersi dall'indagine riguarda il rapporto tra tecnologia e isolamento. Per il 21,7% degli “over”, avere il telefono in mano significa sentirsi "spesso o sempre" meno soli. Una percezione, questa, che sale in modo significativo soprattutto tra chi vive da solo. Tuttavia, gli psicologi avvertono che, tale sensazione, può facilmente rivelarsi un'arma a doppio taglio: quando è la tecnologia a dover colmare i vuoti relazionali, significa che la solitudine è già radicata. In questo senso, il digitale non agisce come una cura, ma come un anestetico che maschera solo il problema, senza risolverlo.
I rischi dell'iper-connessione: l'età non fa differenza
L'iper-connessione, inoltre, espone la popolazione anziana a rischi concreti sul fronte della sicurezza. Un terreno dove la consapevolezza non è sempre allineata alla realtà. Infatti, sebbene la metà del campione (il 46,4%) si dica convinta di saper gestire adeguatamente la propria privacy online, il 31,7% ammette di imbattersi spesso o sempre in fake news o tentativi di truffa. Questa discrepanza tra la percezione di controllo e l'effettiva vulnerabilità rende i "nonni digitali" bersagli ideali per i pericoli della Rete, spesso sottovalutati dagli stessi utilizzatori.
Sul fronte delle relazioni familiari, l'app regina è senza dubbio WhatsApp, utilizzata regolarmente dal 77,2% dei nonni. Tuttavia, anche qui l'indagine invita a guardare oltre l'apparenza. Perché la comunicazione via chat non sempre si traduce in un confronto reale e profondo: spesso i conflitti familiari vengono taciuti o evitati per il timore di disturbare o, peggio, di essere esclusi dai gruppi di famiglia, portando a una rinuncia al dialogo vero in favore di una connessione superficiale.
Lo smartphone diventa un assistente personale
Non mancano, ovviamente, gli aspetti positivi legati all'uso quotidiano della tecnologia da parte degli esponenti della terza età. Per il 44,7% delle persone coinvolte dall’indagine, lo smartphone funge spesso e volentieri da assistente personale, per ricordare appuntamenti, impegni o l'assunzione di terapie, delegando alla memoria digitale funzioni base della quotidianità.
In ogni caso, come fa notare Fabio Menicacci, segretario nazionale di ANAP Confartigianato, i dati dell’indagine segnalano come la tecnologia si entrata nelle vite dei nostri anziani ”senza un accompagnamento adeguato” e come, spesso, questi siano “spesso lasciati soli” nel gestire il digitale. La sfida principale, quindi, è far sì che dietro una connessione continua non si vadano a nascondere “nuove forme di isolamento”.