Resta completamente paralizzato dopo un tuffo a testa in giù lungo lo scivolo di una piscina dell'Alto Adige. Un giovane altoatesino, che ai tempi dell'incidente aveva 17 anni, dopo 16 anni di battaglie legali e di sedia a rotelle ottiene oggi, quando ne ha 33, il risarcimento per l'accaduto: 2 milioni di euro. Perché secondo il giudice la piscina non sarebbe stata a norma.
Può muovere solo il capo e poche dita di una mano, ma ce l'ha fatta. Dopo tanti anni ha avuto ragione di chi attribuiva quanto successo in quel brutto giorno del 1987 solo alla casualità. Una giornata d'estate in compagnia, un gruppo di amici che decide di andare in piscina a divertirsi, al lido di Andriano, in Trentino Alto Adige. E poi la voglia di fare un tuffo "ardito", ma assolutamente incluso tra quelli consentiti dal regolamento della struttura.
L'allora diciassettenne di Lavis decide di tuffarsi con la testa in avanti, per prendere velocità, ma senza superare i 25 chilometri l'ora, come prevedono le normative. Ma qualche cosa va storto. L'impatto con l'acqua, il ragazzo resta a faccia in giù; lo tirano ai bordi della piscina alcune persone; è perfettamente lucido, ma dice di non sentire più il corpo e di temere una paralisi. Segue una disperata corsa all'ospedale di Innsbruk e tre anni di ostinata permanenza tra le corsie. Ma nulla da fare.
Parte la causa civile alla piscina: in primo grado nulla di fatto. La struttura è di recente realizzazione, 45 metri di scivolo che terminano in un metro d'acqua. Ma sembrerebbe tutto nella norma. Un incidente da imputare alla casualità, alla sfortuna? C'è l'appello. Secondo il perito nominato dal tribunale di Bolzano la piscina sarebbe stata realizzata in maniera difforme rispetto alle indicazioni "Uni": i troppi centimetri fra lo scivolo e il pelo dell'acqua potrebbero aver portato il giovane a battere la testa sul fondo.
Heinrich Zanon, il giudice che ha presieduto il processo ha dato ragione agli avvocati del ragazzo, Paolo e Gabriele Beccara, sentenziando un maxi risarcimento di 1 milione e 400 mila euro, rivalutati a 2 milioni. Dovranno rispondere dell'accaduto tre soggetti: Johann Mathà, che ai tempi era presidente della Pro Loco di Andriano, cui era affidata la gestione della piscina comunale; l'Associazione turistica Andriano, ovvero la stessa Pro Loco; Thomas Kofler, titolare della Schmider di Laguno che realizzò lo scivolo incriminato. Effettivamente, i condannati potranno fare ricorso in Cassazione, ma la sentenza è esecutiva e 2 milioni di euro potranno, forse, rendere più semplice la vita complicata di questo ragazzo coraggioso.