TERRE RARE E GHIACCIO

Groenlandia: una cassaforte sotto zero

L’isola si colloca oggi all'ottavo posto al mondo per riserve di terre rare, con uno stock stimato di 1,5 milioni di tonnellate. Nonostante ospiti due dei giacimenti più grandi del pianeta, finora non è stata effettuata alcuna estrazione: un paradosso operativo dettato da un clima che per gran parte dell’anno rende proibitiva ogni attività mineraria

di Dario Donato

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Da terra dimenticata a centro di gravità degli equilibri geopolitici globali. La Groenlandia si trova improvvisamente sulla ribalta internazionale: le mire americane ne sottolineano la valenza militare, ma il vero valore della partita è racchiuso nel sottosuolo

L’isola si colloca oggi all'ottavo posto al mondo per riserve di terre rare, con uno stock stimato di 1,5 milioni di tonnellate. Nonostante ospiti due dei giacimenti più grandi del pianeta, finora non è stata effettuata alcuna estrazione: un paradosso operativo dettato da un clima che per gran parte dell’anno rende proibitiva ogni attività mineraria. Solo il 20% del territorio è libero dai ghiacci, con temperature che crollano regolarmente sotto i 30 gradi sotto zero.

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Tuttavia, il riscaldamento globale sta riscrivendo il business plan dell’isola: lo scioglimento delle calotte non è solo un allarme ambientale, ma un fattore che abbassa i costi d’accesso a risorse critiche e apre nuove rotte commerciali artiche. Tradotto: la Groenlandia sta passando da cassaforte sigillata a scrigno di risorse fondamentali per gli apparati tecnologici e militari dell'Occidente. Secondo le indagini geologiche, l’isola ospita 25 dei 34 minerali considerati “materie prime critiche” dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.


Ma la strada verso il profitto è ostacolata da una regolamentazione rigida e da un deficit infrastrutturale enorme. A oggi, le autorizzazioni estrattive sono pressoché nulle: il timore legato alla presenza di uranio nei giacimenti di terre rare ha bloccato i progetti più ambiziosi per motivi di sicurezza ambientale.

Eppure, il potenziale energetico è colossale: secondo l’U.S. Geological Survey, la regione artica concentrerebbe il 13% delle risorse mondiali di petrolio convenzionale non ancora scoperte — circa 90 miliardi di barili — e il 30% del gas naturale globale ancora da individuare. Il problema resta il collo di bottiglia logistico. In un territorio quasi interamente situato a nord del Circolo polare artico, con vette che sfiorano i 3.700 metri, mancano le basi dello sviluppo industriale. Fatti salvi appena 150 chilometri di strade, vi è una totale assenza di infrastrutture di trasporto pesante.

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La sintesi è semplice: la Groenlandia è potenzialmente un asset centrale per la sicurezza energetica di Washington e Bruxelles. Le sue riserve sono la base delle catene produttive ad alta tecnologia, dai semiconduttori alle batterie per i veicoli elettrici. Troppi interessi, fino a oggi custoditi da troppo ghiaccio.