L'azione di un balordo, il finto rapimento, l'intimidazione alla famiglia: sono queste le tre ipotesi su cui lavorano al momento gli investigatori, ancora perplessi riguardo al sequestro-lampo di Tommaso Dassogno a Sondrio. Il ragazzo, che ha ricostruito la vicenda di cui è stato protagonista agli inquirenti, sarebbe rimasto nelle mani del rapitore meno di 12 ore. Poi, è riuscito a convincere l'uomo a liberarlo. Ma è un racconto pieno di ombre.
Dunque, i magistrati non scartano nessuna pista. Un sequestro così anomalo, ritengono, potrebbe essere stato organizzato da una banda di balordi che poi, spaventati, avrebbero rilasciato il giovane Tommaso. Ma si segue anche un'altra inquietante possibilità, e cioè che Dassogno abbia inscenato il rapimento per motivi ancora oscuri, magari proprio facendosi aiutare da qualche amico. Infine, qualcuno potrebbe aver voluto lanciare un avvertimento alla famiglia valtellinese.
Intanto, Tommaso è tornato a casa. "E' scosso - ha raccontato il padre Alberto - ma nel complesso sta bene. Per la sua liberazione non è stato pagato alcun riscatto ed è stato decisivo il forte dispiegamento di polizia e carabinieri con il lodevole impegno della procura di Sondrio nel coordinare da subito le indagini".
A ogni modo, il sequestro, per ammissione del procuratore capo di Sondrio, Gianfranco Avella, "presenta delle particolarità". Particolarità che potranno essere chiarite quando gli inquirenti metteranno le mani su chi ha organizzato questo sequestro-lampo. "Alcune utili indicazioni sono state fornite anche dall'ostaggio rilasciato - ha aggiunto Avella - si spera di riuscire a risolvere il caso nel più breve tempo possibile".