Giallo sulla sorte di Erfan Soltani, il giovane iraniano diventato un simbolo delle proteste in Iran. Sull'account X in farsi del ministero degli Esteri israeliano era stato annunciato che, sarebbe "stato brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica". Ma, successivamente, l'ong Hengaw, specializzata in difesa dei diritti umani in Iran, ha smentito il decesso: "Erfan è vivo". Secondo i medici, intanto, "sarebbero oltre 16.500 i morti per le proteste nel Paese", mentre si annuncia la fine del blackout di Internet.
E' morto Erfan Soltani, simbolo delle proteste in Iran? -
Arrestato durante una manifestazione con l'accusa di propaganda contro il sistema islamico e di aver agito contro la sicurezza nazionale, Erfan Soltani era stato portato in carcere a Karaj, fuori Teheran. La magistratura iraniana aveva smentito la condanna a morte in una dichiarazione riportata dalla tv di Stato. Ma sui social si era diffusa la notizia che invece era stato ucciso. A rivelarlo era stato anche un parente stretto del giovane. L'informazione è poi stata diffusa con un post su Instagram da Sholeh Pakravan, la madre di Reyhaneh Jabbari, una ragazza giustiziata nel 2014 per aver ucciso il suo stupratore. Non è chiaro al momento se la donna sia tuttora in Iran o all'estero.
Per un'ong "Erfan è vivo" -
L'ong Hengaw, specializzata in difesa dei diritti umani in Iran, ha appreso, invece, che alla famiglia di Erfan Soltani, giovane diventato un simbolo delle ultime proteste contro il regime degli ayatollah, "è stata concessa una breve visita di persona oggi" e che "ha confermato che è attualmente vivo e in condizioni fisiche stabili". Lo si legge in un comunicato diffuso su X dall'organizzazione umanitaria stessa. L'aggiornamento arriva dopo che un account ufficiale su X del governo israeliano in farsi aveva reso noto che, secondo alcune fonti, Soltani sarebbe stato "brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica".
Verso il ripristino di Internet -
Secondo quanto riportato da media locali, le autorità iraniane stanno valutando di ripristinare "gradualmente" l'accesso a Internet dopo il blocco delle comunicazioni, secondo quanto riportato dai media locali. Le chiamate internazionali sono possibili già da martedì 13 gennaio, mentre da sabato 17 secondo le autorità l'accesso a internet sarebbe ripristinato. Intanto, nuovo bilancio delle vittime. L'agenzia di stampa Afp ha annunciato di esser riuscita a connettersi a internet dall'ufficio di Teheran, sebbene la maggioranza dei provider web e mobili restino interrotti. Le chiamate internazionali sono possibili da martedì 13 gennaio e la messaggistica di testo è stata ripristinata sabato 17. Nello stesso giorno, l'agenzia Tasnim ha riferito che "le autorità hanno annunciato che anche l'accesso a internet sarebbe stato gradualmente ripristinato", senza dare altri dettagli.
Anche i social network Instagram, Telegram, X, Facebook e YouTube erano stati vietati in Iran alcuni anni fa, spingendo gli utenti a utilizzare le Vpn, ma pure queste sono state vietate dallo scorso 8 gennaio.
Media: "Secondo medici potrebbero essere 16.500 le vittime in Iran" -
Il bilancio delle vittime nella repressione delle proteste in Iran supererebbe i 16.500 morti, secondo un rapporto redatto da medici iraniani citato dal Sunday Times. Il rapporto afferma nello specifico che la maggior parte delle vittime sono giovani sotto i 30 anni e che altre 330.000 persone sono rimaste ferite, con gran parte delle uccisioni avvenute nell'arco di due giorni.
"Questo è un livello di brutalità completamente nuovo", ha dichiarato al Times il professor Amir Parasta, chirurgo oculista iraniano-tedesco che ha contribuito a creare la rete di medici che ha messo a punto il documento. "Questa volta stanno usando armi di livello militare e quello che stiamo vedendo sono ferite da arma da fuoco e da schegge alla testa, al collo e al torace".
Il rapporto afferma che i dati sono stati raccolti dal personale di otto importanti ospedali oculistici e 16 pronto soccorso in tutto l'Iran. Afferma che i medici sono stati in grado di comunicare utilizzando la tecnologia vietata Starlink durante il blocco di Internet. Il rapporto segnala anche un elevato numero di lesioni agli occhi: le forze di sicurezza avrebbero fatto ricorso anche a fucili da caccia, con almeno 700 persone che hanno perso la vista.