ECCO chi ne fa parte

Cos'è il Board of Peace, la regia mondiale per il futuro di Gaza

L'organismo promosso dagli Usa guiderà la transizione e la ricostruzione della Striscia, coinvolgendo circa 60 leader internazionali ed esperti

© Ansa

Una nuova architettura internazionale per governare Gaza, ma anche un'iniziativa destinata a far discutere. Il Board of Peace è l'organismo internazionale promosso dagli Stati Uniti e presieduto dal presidente Donald Trump, chiamato a governare la fase di transizione e la ricostruzione della Striscia. Il Board avrà il compito di definire un quadro politico e operativo, coordinare i finanziamenti internazionali e accompagnare il percorso di riforme dell'Autorità nazionale palestinese, fino al ripristino di un controllo stabile e sicuro su Gaza. Alla base c'è l'idea di una governance moderna, fondata su standard internazionali e orientata allo sviluppo economico e all'attrazione di investimenti. 

L'Italia tra i Paesi invitati -

 C'è anche l'Italia tra i Paesi che faranno parte del Board of Peace per Gaza. L'invito è stato confermato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Seul, durante l'ultima tappa della sua missione in Asia. La premier ha sottolineato come Roma possa contribuire in modo significativo alla costruzione del piano di pace, ribadendo la possibilità del governo a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione. 

Chi c'è nel Board of Peace -

 Oltre all'Italia, nel comitato per il futuro del Medioriente sono stati invitati i capi di Stato di Turchia, Argentina, Canada, Egitto, Israele e Paraguay. In tutto sarebbero circa 60 i Presidenti invitati ad aderire. Nel consiglio figurano già personalità come Marco Rubio, gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, il primo ministro britannico Tony Blair, il capo dell'intelligence egiziana Hassan Rashad, il ceo di Apollo Management Marc Rowan, la ministra emiratina Reem Al-Hashimy, l'uomo d'affari cipriota Yakir Gabay, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e il vice-consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Robert Gabriel. Accanto a loro opereranno consiglieri senior e un Alto Rappresentante dedicato a Gaza. 

Un miliardo di dollari per restare nel Board -

 Una bozza di statuto inviata dall'amministrazione Usa prevede che gli Stati membri debbano contribuire con 1 miliardo di dollari in contanti per poter mantenere l'adesione oltre i tre anni. Secondo quanto emerso, pare che ogni Stato membro potrà restare in carica per un periodo massimo di tre anni dall'entrata in vigore della Carta, con possibilità di rinnovo subordinata alla decisione del presidente dell'organismo. Il limite triennale non si applicherebbe però ai Paesi che, entro il primo anno dall'entrata in vigore dello statuto, verseranno oltre 1 miliardo di dollari in fondi cash proprio al cosiddetto Board of Peace. In questo caso, la durata dell'adesione sarebbe esentata dal vincolo temporale previsto per gli altri membri. Il documento non chiarisce ulteriori criteri di governance né le modalità di utilizzo dei fondi, ma la clausola finanziaria introduce una netta distinzione tra Stati contributori e non contributori nella permanenza all'interno dell'organismo.

Le polemiche -

 Prima degli inviti ai leader politici, Trump ha annunciato la composizione di due comitati: quello esecutivo a sostegno del Board of Peace e quello direttivo per Gaza. E proprio su questo si è scatenata l'ira di Israele: "L'annuncio sulla composizione del comitato direttivo di Gaza non è stato coordinato con Israele ed è contrario alla sua politica" ha detto Benyamin Netanyahu. In Israele il dibattito riguarda soprattutto il ruolo che il Board direttivo potrebbe assumere in tema di sicurezza e decisioni su come governare la Striscia, temi che il presidente israeliano considera fondamentali oltre che strategici e sensibili. Inoltre, una paura diffusa è che questo Board, "capitanato" da Donald Trump, possa mettere in secondo piano l'Onu.

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