Due ragazzi sono rimasti feriti nella notte tra il 17 e il 18 gennaio nel Rione Sanità a Napoli. I due, un 19enne e un 20enne, sarebbero stati colpiti da alcuni proiettili. In particolare sembra essere grave uno dei giovani, colpito al torace: è in pericolo di vita. La polizia indaga per fare luce su quanto successo. Secondo le prime ipotesi, la sparatoria sarebbe riconducibile a contrasti tra piccole bande locali composte da giovani e giovanissimi. Al momento appare meno probabile l'ipotesi dell'agguato, che però rimane comunque in piedi.
La prima ricostruzione della sparatoria -
Si sarebbero incrociati mentre erano in sella agli scooter e sono partiti i colpi, uno dei quali ha perforato un polmone del ventenne che è ricoverato all'ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli in prognosi riservata e in pericolo di vita. Sarebbe questa la dinamica di quanto accaduto in vico Lammatari, stradina parallela della più nota via Sanità che come quest'ultima porta alla chiesa Santa Maria alla Sanità (conosciuta come San Vincenzo 'o munacone).
La Squadra Mobile è al lavoro per delineare ogni aspetto del duplice ferimento e perde sempre più consistenza l'ipotesi agguato a vantaggio dell'incontro casuale sfociato in scontro armato. Al momento non è ancora chiaro se anche le vittime fossero armate, anche su questo sono in corso accertamenti della polizia (al momento coordinati dalla Dda per le modalità della vicenda) come sul movente. Non si esclude che l'episodio sia stato almeno in parte ripreso dalle immagini di un sistema di videosorveglianza.
I precedenti -
Nel 2024 nel corso di una sparatoria in centro tra giovani appartenenti a gruppi rivali di piazza Mercato e del quartiere Sanità rimase ucciso Emanuele Tufano, 15 anni, vittima del fuoco amico il 24 ottobre 2024. Tufano morì proprio durante un raid effettuato dai ragazzi della Sanità nella zona del Mercato. In sua memoria venne successivamente eretto un altarino, poi rimosso dalle forze dell'ordine. La morte di Tufano, legato da vincoli di parentela con un esponente della camorra, sarebbe anche stata alla base di una epurazione interna al gruppo: un killer della famiglia malavitosa dei Sequino uccise per vendetta a colpi d'arma da fuoco il ventenne Emanuele Durante (che dalle intercettazioni risultò essere un capro espiatorio) in quanto ritenuto responsabile della morte di Tufano. Entrambi facevano parte dello stesso gruppo di giovani.