arresto cardiaco refrattario

Torino, tentano di rianimarlo per 45 minuti dopo un infarto: ecco come lo hanno salvato

Il cuore del paziente, dopo i tentativi di rianimazione, non era ancora ripartito: i medici hanno intuito che serviva la macchina cuore-polmone artificiale

© Da Facebook

Si chiama arresto cardiaco refrattario e, fino a poco tempo fa, chi ne era colpito aveva possibilità di sopravvivenza praticamente nulle. Oggi invece  storie come quelle di Andrea ci dicono che, grazie ai progressi della tecnologia applicata alla sanità, ma soprattutto grazie alla professionalità e intuizione dei medici, le cose possono andare in modo diverso.

Il malore -

 È una storia a lieto fine quella del 47enne Andrea, che, in una giornata qualunque, mentre si trova a casa con la fidanzata improvvisamente si accascia a terra. Ha un infarto e la compagna lo capisce immediatamente. Chiama i soccorsi e intanto inizia le manovre di rianimazione. I soccorritori, al loro arrivo, proseguono le manovre: massaggio cardiaco, farmaci, e poi le scariche con il defibrillatore. Ma il cuore non riparte. I sanitari sono di fronte a una situazione molto temuta da chi interviene in situazioni di emergenza: l'arresto cardiaco refrattario, ovvero con non risponde alle cure standard.

L'arrivo in ospedale -

 Il passaggio successivo e immediato è il trasferimento in codice di massima gravità all'ospedale Molinette di Torino: una corsa contro il tempo con un paziente il cui cuore non ha mai ripreso a battere in modo efficace nonostante 45 minuti continui di tentativi di rianimazione. La causa in questo caso è da ricondurre a una aritmia maligna. Un evento spesso fatale - sottolineano dall'ospedale Le Molinette - perché anche quando si riesce a "riaccendere" il cuore, questo non è più in grado di sostenere la circolazione. E invece questa volta qualcosa va diversamente. 

L'intuizione -

 Una volta arrivato in ospedale l'equipe medica decide di tentare un'ultima strada attaccando Andrea all'ECMO, una macchina che può sostituire temporaneamente il cuore e i polmoni, mantenendo in vita il paziente mentre si cura la causa dell'arresto cardiaco. Con questa tecnica il sangue continua a circolare, il cervello viene ossigenato, il tempo - finalmente - smette di essere solo un nemico. Il cuore può riposare, i medici possono intervenire. Grazie a questa scelta Andrea oggi è vivo e può riprendere in mano la sua vita.

Già 16 casi trattati -

 L'ospedale le Molinette si conferma presidio di eccellenza: da quando questo programma avanzato è stato attivato all'ospedale Molinette, negli ultimi due anni (2024-2025), sono stati trattati 16 pazienti in arresto cardiaco refrattario provenienti dall'extraospedaliero, con otto persone rimaste in vita. La sopravvivenza è quindi del 50%, rispetto a quella inferiore al 10% dei pazienti trattati con manovre standard.

Cos'è l'arresto cardiaco refrattario -

 L'arresto cardiaco refrattario è un arresto cardiaco che non risponde alle manovre di rianimazione standard (massaggio cardiaco, farmaci, defibrillazioni multiple), indicando una condizione cardiaca grave e resistente alle terapie convenzionali, spesso associata a un alto tasso di mortalità. Si definisce refrattario dopo 10 minuti di rianimazione cardio-polmonare (RCP) e più di due scariche defibrillatrici senza successo. Come nel caso trattato all'ospedale Le Molinette richiede l'utilizzo di tecnologie avanzate come l'ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana) per supportare la circolazione e fornire ossigeno agli organi vitali, dando tempo per trattare la causa sottostante. 

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