SI FIRMANO ANCHE DICHIARAZIONI FALSE

Iran, il regime alimenta il "mercato dei cadaveri": soldi per riavere i corpi

Il ricatto è frequente a Teheran: si parla di 6.000 euro a corpo quando il reddito di una famiglia è inferiore a cento euro mensili. L'alternativa? La fossa comune

© Afp| corpi iran cadaveri repressione

Un tariffario per ogni pallottola usata per uccidere un manifestante. E' quanto verrebbe richiesto alle famiglie dei dimostranti iraniani che hanno perso la vita nelle proteste di piazza contro il regime di Teheran. È un mercato dell'orrore, quello che viene raccontato dalle pagine de La Stampa. Un'abitudine comune nei regimi autoritari e che appartiene alla tradizione di quello islamico radicale iraniano fin dal 1979, anno in cui è nata la Repubblica Islamica d'Iran.

Il costo della morte -

 In Iran, anche morire ammazzati ha un costo. Alle famiglie dei manifestanti uccisi viene, come detto, richiesto un "pizzo" per poter riavere indietro la salma del proprio caro. Una somma di denaro da pagare per ogni proiettile che le forze del regime hanno dovuto utilizzare per togliere la vita alla persona. E le cifre richieste sono tutt'altro che abbordabili, soprattutto nel periodo di forte crisi economica che sta vivendo il Paese. Il reddito medio di un lavoratore è inferiore a 100 euro mensili e a chi ha perso un parente viene richiesto il pagamento di cifre che vanno dai 4.000 agli 8.000.

Il guadagno di chi vende i corpi -

 Secondo Amir Farshad, analista del Global Institute for Democracy and Strategic Studies, le forze di sicurezza iraniane richiedono circa 700 milioni di toman - pari a 6.000 euro - per consegnare alle famiglie ogni corpo, tra i 110 che sono stati uccisi solo il 7 gennaio scorso a Teheran. I conti sono presto fatti, in oltre 40 anni questo mercato del dolore ha fatto guadagnare al regime cifre esorbitanti. 

La fossa comune come alternativa per chi non paga -

 Per chi non può permettersi di pagare determinate cifre, l'alternativa alla degna sepoltura del proprio caro è la fossa comune. Un seppellimento anonimo in mezzo a centinaia di altri corpi che lede la dignità di chi non c'è più e anche della famiglia, colpevole di non avere i soldi per pagare il "pizzo" sulla salma. 

L'ostaggio dei corpi -

 Il sadismo del regime non si ferma alla tassa di pagamento da pagare per riavere i corpi. La Repubblica Islamica arriva anche a rubare - o a prendere in ostaggio - le salme. "In Kurdistan e nel Kermanshah stanno rubando i cadaveri. Le famiglie che sono riuscite ad arrivare agli obitori o negli ospedali prima delle autorità e hanno ottenuto le spoglie dei loro cari, li nascondono in casa, li mettono sotto ghiaccio. O li seppelliscono in giardino, per non farseli portare via", afferma Azam Bahrami, attivista iraniana per i diritti umani che da molti anni vive come rifugiata politica. 

La firma delle dichiarazioni false -

 Ma non è tutto, secondo Dabdan - un gruppo di monitoraggio dei diritti umani - le autorità di diverse città del Paese chiedono alle famiglie di firmare false dichiarazioni e registrare i propri morti come miliziani Basij, uccisi dai manifestanti. Un'attestazione falsa che riscrive la storia di chi è, in realtà, stato ammazzato e serve a gonfiare i numeri delle vittime delle forze di sicurezza e la versione ufficiale dei "terroristi". 

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